sabato 8 luglio 2017

"Sotto le radici"

Gentilissimi,
ho trovato un ottimo esempio di divulgazione scientifica promossa dalla Società geologica italiana.
Si tratta di una sorta di "sfida" a base di video a carattere geologico.
Tutti i video sono reperibili al seguente link:

SGI-video contest

Vi consiglio, tuttavia, di guardarVi quelli più vicini alla nostra esperienza di alunni di scuola media.
Il primo presenta lo studio dell'icnologia. Come ben sapete, si tratta dello studio di impronte fossili (e non). Il video è interessante, sebbene, a volte, i termini utilizzati siano poco "divulgativi".

icnologia

Il secondo, più romanzato, è anche maggiormente vicino alle esperienze che le Vostre nonne, sicuramente, Vi hanno proposto.

Storia di un sasso

Buona visione! Una nonna reperente, NR

giovedì 20 aprile 2017

nuove impronte a Laetoli

Gentilissimi,
Vi lascio alla lettura di un articolo, tratto e lievemente modificato dalla newsletter Le Scienze, a cui suggerisco di iscriverVi, relativo alle orme di Laetoli. L'articolo risale al dicembre 2016. Buona lettura. NR

antropologia paleontologia
Nuove orme scoperte a Laetoli cambiano lo scenario su Lucy & famiglia 
di Folco Claudi
La scoperta di nuove impronte, nel sito di Laetoli, effettuata da ricercatori italiani, suggerisce che A. afarensis, la specie a cui apparteneva la famosa Lucy, vissuta in Africa circa 3.6 milioni di anni fa, avesse una struttura sociale simile a quella dei gorilla, specie poligama ad alto dimorfismo sessuale, e non a quella di scimpanzé e bonobo, promiscui, o degli esseri umani moderni
Si conservano solo in circostanze estremamente fortuite e rare, ma quando accade ci regalano un'istantanea di una scena preistorica che racconta molte cose sui suoi protagonisti. Parliamo delle orme fossili di antichi ominidi che possono consentire ai paleoantropologi di ricostruire, anche dopo milioni di anni, non solo molti aspetti biomeccanici della loro locomozione, ma anche dettagli della loro anatomia e delle loro dimensioni, e di definire, di conseguenza, un modello delle loro modalità riproduttive e della loro struttura sociale.
Rappresentazione artistica della camminata dei cinque ominidi che hanno lasciato le impronte nel sito di Laetoli (Credit: Dawid A. Iurino/CC BY 4.0)
Ne sono un esempio le orme di Laeotoli, scoperte nel 1978, dalla paleantropologa Mary Laekley, nell'area protetta di Ngorongoro, in Tanzania, e risalenti a 3,6 milioni di anni fa. Secondo le ricostruzioni, si tratterebbe dei segni lasciati su uno strato di ceneri vulcaniche umide, appena emesse, appartenenti a tre individui di Australopithecus afarensis (la stessa specie della famosa Lucy) di taglie diverse tra loro. Probabilmente era presente un individuo di taglia più grande, il maschio, e due individui più piccoli, la femmina e un cucciolo, che camminavano a stretto contatto. In sostanza, tutto faceva pensare che potesse trattarsi di una piccola famiglia. Ora, grazie a una ricerca, sostenuta dal nostro ministero degli Esteri, e condotta dalla Scuola di Paleoantropologia dell’Università di Perugia, in collaborazione con ricercatori delle Università Sapienza di Roma, di Firenze, di Pisa e di Dar es Salaam, in Tanzania, sono emerse altre orme, attribuite a due individui bipedi, che si muovevano sulla stessa superficie, nello stesso momento e nella stessa direzione, a circa cento metri dalle tracce scoperte negli anni settanta.
Le nuove impronte scoperte da Manzi e colleghi (Credit: Raffaello Pellizzon/CC BY 4.0)
Il dato più importante, ricavato dall'analisi di queste orme, descritto in un articolo apparso su "eLife", è che uno dei due individui aveva dimensioni tali da farlo considerare come il più grande A. afarensis mai descritto: probabilmente era alto 1,65 metri. Se, dunque, la scoperta degli anni settanta faceva pensare a una coppia con un piccolo al seguito, queste nuove orme disegnano una scena diversa, con un gruppo di cinque individui, di cui uno o due in giovane età. “Il dimorfismo sessuale si ricava dalla lunghezza delle impronte e dalla lunghezza del passo”, ha spiegato, a "Le Scienze", Giorgio Manzi, professore di paleoantropologia presso il Dipartimento di biologia ambientale, della Sapienza di Roma, e autore senior dell'articolo, apparso su "eLife". “All'interno del campione che si ottiene, combinando le nostre scoperte con quelle degli anni settanta, si ottengono in totale cinque individui di tre taglie diverse: presumibilmente un maschio, una femmina e individui in età di accrescimento; il dato fondamentale è che tra il presunto maschio e la presunta femmina c'è un grande divario in termini di dimensioni.”. Si tratta quindi di una conclusione che s'inserisce in un quadro di conoscenze, a partire dalla descrizione dell'olotipo, cioè del reperto di riferimento della specie A. afarensis, scoperto proprio nel sito di Laetoli. “In questo senso si tratta di una conferma indipendente”, ha commentato Manzi. “Sul tema esisteva già un vivace dibattito tra i paleoantropologi: da una parte quelli che sottostimano le differenze osservate e dall'altra quelli che invece le valutano appieno; e questo nuovo studio sposta il piatto della bilancia a favore dei secondi.”. Le implicazioni per il modello paleoantropologico di A. afarensis sono diverse. “Agli occhi di un paleoantropologo, il dimorfismo sessuale ha un profondo significato, perché, come emerge da un'ampia mole di dati biologici, richiama alla struttura sociale e alle strategie riproduttive”, sottolinea Manzi.
Una fase degli scavi (Credit: Sofia Menconero/CC BY 4.0)
In breve, la comunità di questi australopitechi doveva essere molto simile a quella dell’attuale gorilla, specie poligama ad alto dimorfismo sessuale, e non a quella di scimpanzé e bonobo, che sono promiscui, né a quella degli esseri umani moderni, che sono prevalentemente monogami. “Insomma, il quadro è molto diverso da quello della 'coppietta romantica' emerso dagli studi di Laekley”, taglia corto il ricercatore. E per il futuro? Si può sperare di trovare altre tracce nella stessa zona? “Certamente sì”, afferma Manzi. “Questo studio è relativo a impronte intercettate in tre sondaggi a 20 metri l'uno dall'altro; la nostra intenzione è congiungere l'intera pista per cercare d'intercettare altri individui e, soprattutto, fare emergere il secondo individuo, la presunta femmina, che per il momento è rappresentato da una sola impronta, a differenza del primo, rappresentato da diverse impronte.”.

(14 dicembre 2016)

mercoledì 19 aprile 2017

APPARATO DIGERENTE - TRE

APPARATO DIGERENTE – PARTE TRE
Gentilissimi,
proseguiamo con gli appunti, parziali e incompleti, sull’apparato digerente.
INTESTINO
È  la parte del canale digerente compreso tra piloro e ano. È un tubo piegato più volte su se stesso. È suddiviso in 2 parti. Tali parti si distinguono nettamente a causa delle caratteristiche del loro rivestimento interno.
a)      INTESTINO TENUE: Si completa la digestione. Avviene l’assorbimento delle sostanze digerite. La mucosa è ricca di ghiandole. La parete dell’intestino tenue è molto sottile. Termina con la valvola ILEO-CIECALE. Si suddivide in:
·         DUODENO: mantenuto fisso e in posizione da una LAMINA PERITONEALE corta, detta MESODUODENO.
·         DIGIUNO: può essere sottoposto ad ampi spostamenti. È collegato alla regione lombare da una LAMINA PERITONEALE ampia, detta MESENTERE. Secondo studi recenti il mesentere può essere considerato un organo a tutti gli effetti.
·         ILEO

L’intestino tenue è ricco di ghiandole parietali e villi intestinali.
VILLI INTESTINALI: sono strutture particolari che aumentano la superficie assorbente. I villi hanno la funzione di assorbire i prodotti della digestione. Hanno forma di rilievo conico, simile ad un piccolo vulcano. I villi danno un aspetto vellutato all’interno dell’intestino tenue. I VILLI SONO FORMATI DA UN ASSE CONNETTIVALE. I villi sono ricchi di capillari. Al centro di ciascun villo si trova un vaso linfatico, detto CHILIFERO CENTRALE, circondato da cellule muscolari lisce. La contrazione delle cellule muscolari facilita lo svuotamento del chilifero.
·         GHIANDOLE PARIETALI: Le ghiandole parietali sono poste nella parete intestinale. Comprendono le ghiandole duodenali e le ghiandole intestinali.
1)      GHIANDOLE DUODENALI: sono ramificate. Secernono enzimi digestivi e una sostanza di protezione
2)      GHIANDOLE INTESTINALI: sono tubolari. Sboccano alla base dei villi. Sono formate da cellule di differenti tipi. Le cellule producono LISOZIMA E PEPTIDASI. Queste cellule contengono zinco. Lo zinco attiva la peptidasi.
Tra le ghiandole connesse al primo tratto dell’intestino possiamo considerare le ghiandole extraparietali.
·         GHIANDOLE EXTRAPARIETALI: Sono fegato e pancreas. Fegato e pancreas sono collegate al  duodeno tramite i loro condotti escretori.
a)      FEGATO
1)      FEGATO: è la più grande ghiandola dell’organismo. È trattenuto e fissato da legamenti. Tali legamenti lo collegano al diaframma, allo stomaco, al rene e al duodeno. Ha colore rosso bruno, più chiaro da giovani. Sul fegato si possono trovare impronte della compressione degli organi vicini. La parte diaframmatica è convessa e liscia. La parte inferiore viscerale è irregolare. Sulla parte viscerale si trova l’ILO, O PORTA DEL FEGATO. L’ilo è un solco attraversato da un peduncolo, costituito da nervi epatici, dall’arteria epatica, dalla vena porta, e dal condotto escretore, detto COLEDOCO. Attraverso tale condotto la bile è portata al duodeno.
Il  PARENCHIMA DEL FEGATO, il tessuto da cui esso è composto, è friabile e facilmente lacerabile. È molto plastico.  Esso costituito da strutture poliedriche, dette LOBULI EPATICI. Ogni lobulo è formato da cellule epatiche (EPATOCITI) poliedriche, disposte a raggi. Tali cellule sono disposte ordinatamente in lamine. Tra le lamine si trova una ricca rete di capillari. Tali capillari sono detti SINUSOIDI. Al fegato, oltre al sangue arterioso, arriva sangue venoso, ricco di sostanze nutritive, portato dalla vena porta. Infatti alla vena porta confluiscono vasi sanguigni venosi provenienti dall’intestino, da cui prelevano, per assorbimento, le sostanze digerite.
Tra le cellule di una stessa lamina si trovano le vie escretrici della bile, o VIE BILIARI. Le vie biliari sono formate da: capillari biliari, duttili biliari, dotti biliari, vie biliari extra epatiche, cistifellea, condotto epatico, COLEDOCO.
·         I CAPILLARI BILIARI non hanno parete propria, ma sono formati dai vuoti lasciati dalle membrane citoplasmatiche delle cellule epatiche
·         I DUTTILI BILIARI hanno parete propria. Confluiscono in dotti di diametro crescente.
·         I DOTTI BILIARI, giunti all’ilo, confluiscono nelle vie biliari extra epatiche.
·         Le VIE BILIARI EXTRAEPATICHE hanno una VESCICHETTA BILIARE, detta CISTIFELLEA.
·         La CISTIFELLEA è una sorta di serbatoio della bile.  In essa è riassorbita parzialmente l’acqua.
·         Il COLEDOCO parte dalla cistifellea e sfocia nel duodeno.

A)     PANCREAS:
2)      PANCREAS: ha aspetto a lobo. È di colore giallastro. Ha secrezione sia esocrina sia endocrina.
La porzione esocrina è più sviluppata. Ha struttura tubulosa. È formata da acini pancreatici. Gli ACINI PANCREATICI producono il SUCCO PANCREATICO. Il succo è portato al duodeno dal dotto, o condotto, epatico.

La porzione endocrina si trova sparsa tra gli acini pancreatici. La porzione endocrina forma ammassi cellulari, detti ISOLE DI LANGERHANS.

NR, nonna ruminante! 

martedì 28 marzo 2017

sistema scheletrico - appunti base

Gentilissimi,
eccoVi alcuni semplici, forse anche troppo, appunti sul sistema scheletrico.
APPARATO LOCOMOTORE
È costituito dagli organi adibiti al movimento e allo spostamento. Conferisce al corpo la propria forma generale. Si distinguono in organi attivi, come i muscoli, e organi passivi, come le ossa.
SISTEMA SCHELETRICO: formato da ossa e loro articolazioni. Le ossa sono dure e rigide.  Le ossa formano lo scheletro.
Le funzioni principali dello scheletro sono:
·        Sostegno
·        Movimento
·        Protezione
·        Riserva di calcio
·        Produzione di globuli
Lo scheletro di un uomo adulto è formato da poco più di 200 ossa.
Ogni osso è rivestito da una membrana, detta periostio.
Le principali cellule delle ossa sono:
OSTEOBLASTI: con la capacità di formare nuovo tessuto osseo
OSTEOCLASTI: hanno la funzione di demolire il tessuto osseo, ad esempio, quando il corpo necessita di calcio. Il termine “clasto” significa “frammento”.
In vecchiaia, in particolare per le donne, la necessità di calcio è elevata. L’attività degli osteoclasti supera quella degli osteoblasti. Le ossa diventano “bucherellate” e, quindi, molto fragili. Se tale fragilità è eccessiva si parla di osteoporosi.
Lo scheletro è formato da: cranio, colonna vertebrale, gabbia toracica, bacino, ossa degli arti superiori, ossa degli arti inferiori
1.      CRANIO O TESCHIO
Lo scheletro della testa è detto TESCHIO o CRANIO. È paragonabile a un astuccio osseo. Ha funzione di protezione di importanti organi, come il cervello. Generalmente è formato da ossa piatte. Tali ossa si uniscono, da adulto, a formare una struttura solida e massiccia. Su questa struttura si articolano le ossa delle mandibole e dello ioide.
Nella parte superiore del cranio, nei bambini, si presentano zone in cui le ossa non sono ancora saldate tra loro. Tali zone sono comunemente dette “fontanelle”. In quelle zone il cervello non è sufficientemente protetto dalle ossa. Poco per volta, con l’ossificazione, le fontanelle si chiudono e le suture si saldano.
Distinguiamo due porzioni: NEURALE, o nervosa, situata nella parte posteriore; FACCIALE,  situata nella parte anteriore.
Le ossa della porzione neurale delimitano la cavità cranica. Essa accoglie e protegge l’encefalo.
Le strutture dell’orecchio medio e interno sono nei pressi dell’osso temporale, nella parte laterale della cavità cranica. Le ossa dell’orecchio sono staffa, incudine, martello.
2.      COLONNA VERTEBRALE
È formata da ossa dette vertebre. Forma lo SCHELETRO ASSILE. Superiormente sostiene il cranio. Nel torace funge da sostegno alle coste, o costole. Le coste formano la gabbia toracica. Si collegano ventralmente allo sterno. Alla colonna vertebrale sono collegati i cinti degli arti.
Ogni vertebra è costituita da un corpo vertebrale e da un arco. Le vertebre sono cave. Tale cavità è detta foro vertebrale. Sull’arco è presente il processo spinoso. Da ogni vertebra, lateralmente, sporgono i processi laterali, o processi trasversi. I fori vertebrali formano il canale vertebrale. In esso passa il midollo spinale. L’insieme dei processi spinosi forma la spina dorsale.
La colonna vertebrale è suddivisa, partendo dal cranio, in 5 regioni: CERVICALI, TORACICHE O DORSALI, LOMBARI, SACRALI, COCCIGEE
CERVICALI: sono robuste e lunghe. Le vertebre cervicali dei mammiferi sono 7.  Le prime due vertebre sono  ATLANTE  ed  EPISTROFEO.  Nell’atlante il corpo è sostituito da un arco ventrale. Il corpo dell’epistrofeo, durante lo sviluppo, si salda al corpo dell’atlante. Secondo alcuni recenti studi di paleontologia, il primo organismo vivente con la capacità di ruotare “destra-sinistra” il cranio senza spostare il tronco fu il tiktaalit. L’atlante ha inoltre la funzione di sostenere il cranio.
TORACICHE: hanno corpo breve. Ogni vertebra toracica mostra “faccette articolari”, a cui sono connesse le coste.
LOMBARI:  hanno un processo spinoso robusto. A livello delle vertebre lombari è posto il baricentro del corpo umano.
SACRALI: nell’adulto sono fuse nell’osso sacro. Le ALI dell’osso sacro sono i processi trasversi della prima vertebra sacrale. Con le ali, l’osso sacro si collega con le ossa iliache, formando il cinto pelvico.
COCCIGEE:  hanno arco che si riduce gradualmente. Solo le prime vertebre coccigee mantengono il loro carattere. Si trasformano a poco a poco in piccoli cilindretti ossei. Scompare il canale vertebrale.

Distinguiamo alcune disfunzioni posturali della colonna vertebrale:
·        Ipercifosi: quando, a livello delle vertebre toraciche, si ha una accentuazione “in avanti” della curva delle vertebre (“gobba”)
·        Lordosi: quando, a livello delle vertebre lombari, si ha una accentuata curva “all’indietro” delle vertebre
·        Scoliosi: quando, rispetto alla curvatura verticale delle vertebre, la colonna vertebrale è spostata a destra o a sinistra

3.      TORACE O GABBIA TORACICA
La gabbia toracica protegge e racchiude diversi organi, come il cuore. È costituito dorsalmente dalle vertebre toraciche; lateralmente dalle coste; anteriormente dallo sterno.
COSTE O COSTOLE: sono ossa piatte lunghe, allungate e arcuate. Sono collegate alle vertebre toraciche e, mediane la CARTILAGINE DI PROLUNGAMENTO, allo sterno. STERNO: è una formazione mediana costituita da una serie di segmenti ossei, detti STERNEBRE, collegate tra loro da cartilagine. Lo sterno presenta un prolungamento craniale, detto MANUBRIO, e uno inferiore, detto APPENDICE XIFOIDE.
SCAPOLA:  osso piatto di forma, triangolare, posto sulla schiena. E’ collegata al tronco solo mediante muscoli. In un angolo ha una cavità, detta GLENOIDEA. In essa si inserisce il collo dell’omero.
CINTURA PELVICA: è saldamente collegata con la colonna vertebrale. È costituita da 2 ossa piatte: COXALI, destro e sinistro uniti tra loro mediante una articolazione (SINFISI). Ogni coxale è formato da tre ossa:  ileo, pube e ischio. Tali ossa sono saldate tra loro. Terminano nella CAVITÀ ACETABOLARE, in cui si inserisce la testa del femore. Il bacino nell’uomo presenta dimorfismo sessuale. In altre parole è differente nel maschio e nella femmina. Nella femmina il diametro trasversale è maggiore, per facilitare il parto. In adolescenza il bacino delle ragazze si allarga.
Le ossa degli arti sono distinte in toraciche e pelviche.
OSSA DEGLI ARTI TORACICI O ARTI SUPERIORI: OMERO (braccio), RADIO e ULNA (avambraccio),  CARPO-METACARPO-FALANGI (mano). Il carpo è costituito da ossa corte, disposte su file. Il metacarpo ha ossa lunghe pari al numero di dita. Le falangi sono tre per dito: FALANGE PROSSIMALE (1°) o falange, INTERMEDIA (2°) o falangina, DISTALE (3°)o falangetta. Il pollice non ha la falange distale. Nel polso sono presenti zone “senza ossa”, come il tunnel carpale. Nel tunnel carpale venivano fissati i chiodi per la crocifissione.
OSSA DEGLI ARTI PELVICI O ARTI INFERIORI:  FEMORE (coscia), TIBIA e FIBULA o perone (gamba) , TARSO-METATARSO-FALANGI (piede). Il tarso e il metatarso sono analoghi a capro e metacarpo.
Tra le ossa più importanti del piede ricordiamo l’astragalo e il calcagno. Le ossa del piede hanno, oltre alla evidente funzione di sostenere il corpo in posizione bipede, anche quelle secondarie di permettere la corsa e la scivolata.
GIUNTURE: o articolazioni.  Servono a mantenere in contatto le superfici articolari di 2 o più ossa. A seconda delle modalità di connessione distinguiamo:
1)      giunture per continuità . Sono poco mobili e si irrigidiscono con l’età. Il tessuto connettivo infatti si ossifica.
a)      SINARTROSI, come le SUTURE DEL CRANIO
b)      SINFISI, come i coxali
2)      giunture per contiguità, dette DIARTROSI. Sono di tessuto cartilagineo. Sono discontinue. Sono mantenute vicine dalla capsula articolare e da legamenti. La CAPSULA ARTICOLARE è un manicotto che delimita la cavità articolare. In questa cavità si trova un liquido, LIQUIDO SINOVIALE, che funziona da lubrificante. Quando scrocchiamo le nocche delle dita, si genera una sorta di risucchio. Il suono di tale “risucchio” è lo “scrocchio”.
In base al rapporto tra le dimensioni delle ossa distinguiamo:
ossa lunghe, come il femore. La parte “centrale” delle ossa lunghe è detta diafisi. Le estremità sono dette epifisi
ossa piatte, come l’occipitale
ossa corte, o brevi, come il martello.

Questi appunti NON sostituiscono lo studio domestico. Ricordate che prestare attenzione in classe, prendere appunti, studiare e ripetere a casa sono compito dell’alunno.
Inoltre questi appunti sono molto semplificati (forse anche troppo) e possono presentare gli argomenti in maniera imperfetta, e speriamo non errata.
Se qualche lettore trovasse errori, è pregato di inviare le correzioni per commento. Gliene sarò grata.

Una nonna “ristretta”, NR

sabato 18 febbraio 2017

apparato digerente - parte due

Gentilissimi,
come promesso, eccoVi la seconda e non ultima parte degli appunti, sicuramente incompleti, relativi all'apparato digerente umano. Ricordo che, in altro post, sono riportati gli organi di senso. Per un approfondimento su lingua e gusto a tale post si rimanda. E' sufficiente inserire parole chiave nel quadrante di ricerca e premere invio. Sottolineo come sia necessario scorrere TUTTI i post pubblicati. Una nonna Ricordante, NR!

APPARATO DIGERENTE – PARTE DUE
TRATTO POST-DIAFRAMMATICO
STOMACO
È il primo degli organi digestivi. In esso inizia la demolizione chimica delle proteine.
L’uomo ha un solo stomaco (monogastrico). Altri animali, come i ruminanti, hanno più stomaci (poligastrici).
Lo stomaco è una dilatazione del tubo digerente. È posto tra esofago e intestino. INIZIA CON IL CARDIAS E TERMINA NELL’INTESTINO TENUE CON IL PILORO. Ha due facce, con un margine dorsale concavo. È posto a sinistra del fegato.
Negli equidi lo stomaco ha una capacità di 10-15 litri, mentre nel suino di 4 litri.
La sua mucosa presenta 3 tipi principali di ghiandole. Le più importanti sono le ghiandole gastriche.
Le GHIANDOLE GASTRICHE, sono costituite da :
-          CELLULE MUCOSE
-          CELLULE PRINCIPALI, che secernono PEPSINOGENO. In presenza di acido cloridrico il pepsinogeno si attiva e forma pepsina. La pepsina è il più importante enzima digestivo dello stomaco.
-          CELLULE ENDOCRINE, che riversano il loro prodotto (SEROTONINA e GASTRINA) nei vasi sanguigni. La serotonina stimola la contrazione della muscolatura liscia. La gastrina stimola la secrezione gastrica.
-          CELLULE PARIETALI, dalla cui attività si forma ACIDO CLORIDRICO HCl

venerdì 17 febbraio 2017

apparato digerente - parte 1

Gentilissimi,
eccoVi gli appunti relativi all'apparato digerente. Si tratta, ovviamente, di appunti parziali. Le Vostre nonne potranno chiarire meglio e suggerire approfondimenti in merito. Alla prossima parte. NR

APPARATO DIGERENTE – PRIMA PARTE
È costituito dagli organi che hanno funzione digestiva.
FUNZIONE DIGESTIVA: assicura all’organismo le sostanze indispensabili per:
funzionamento, accrescimento, mantenimento (F.A.M.) dell’organismo stesso
Gli organi dell’apparato digerente servono per:
a)      PREPARAZIONE:
·         prensione del cibo
·         triturazione
·         ingestione
·         digestione
·         assorbimento
B) RACCOLTA ED ESPULSIONE DEI RESIDUI NON UTILIZZATI
ANATOMIA: l’insieme degli organi dell’apparato digerente formano un condotto ripiegato. Viene suddiviso in:
1)      tratto pre-diaframmatico preparatorio: comprende bocca, faringe, esofago.
2)      tratto post-diaframmatico digestivo: comprende stomaco, intestino tenue, fegato, pancreas, intestino crasso.
La parete del tratto post-diaframmatico è formata da 4 tonache sovrapposte.
La più esterna è rappresentata dal PERITONEO VISCERALE, membrana sottile lucida e trasparente.. Una infiammazione di tale tonaca provoca la peritonite. Se viene lacerata, si parla di peritonite perforante.
PERITONEO: È la membrana che tappezza internamente la cavità addominale. Avvolge i visceri contenuti al suo interno, che assumono, per questo, colore lucente. Viene allora distinto  in peritoneo parietale e peritoneo viscerale, in continuità tra loro. Il peritoneo parietale è collegato al peritoneo viscerale tramite lamine, dette MESI. Attraverso i mesi, gli organi vengono ancorati alle pareti dell’addome.
TRATTO PRE-DIAFRAMMATICO:
A)     BOCCA: cavità posta nel cranio. Comunica con l’esterno tramite  l’apertura orale, o boccale, delimitata dalle labbra. posteriormente termina con la faringe.
LABBRA:  sono 2 pieghe muscolo-membranose. LE LABBRA HANNO FUNZIONE PRENSILE PER GLI ALIMENTI SOLIDI E FUNZIONE DI SUZIONE PER GLI ALIMENTI LIQUIDI.
Le pareti della bocca sono costituite dal palato, dalle guance, da pavimento muscoloso. Il palato è aderente alla volta palatina ossea. Si prolunga nel VELO PENDULO PALATINO O PALATO MOLLE. Nel cavallo il velo pendulo è particolarmente allungato.
Nella cavità della bocca ci sono denti, lingua e ghiandole salivari.
DENTI : sono organi duri di colore biancastro. Sono inseriti nelle arcate alveolo-dentali. Hanno FUNZIONE SIA DI PRENSIONE SIA DI TRITURAMENTO DEL CIBO.
In ciascuna arcata dentaria si riconoscono denti incisivi, canini, premolari e molari. I molari sono MONOFISARI, ossia compaiono solo nella dentatura permanente.
L’uomo, e tutti i mammiferi domestici, è DIFIODONTE, ossia ha una prima dentizione, detta da latte, con denti caduchi, e una seconda dentizione permanente.
Ogni dente ha una CORONA che sporge, e una parte infissa nell’alveolo, detta RADICE. Tra le due è presente un restringimento, o COLLETTO. All’interno del dente è presente la cavità pulpare. Nella cavità pulpare si trova la polpa del dente, ricca di nervi e vasi sanguigni.
LINGUA: è un organo muscolare. Presenta un porzione fissa, RADICE,  e una porzione mobile, detta CORPO. La lingua è rivestita da una mucosa dorsale. In essa si trovano papille, con funzione tattile e FUNZIONE SENSORIALE GUSTATIVA.
La lingua ha diverse funzioni:
-          prensione degli alimenti
-          spostamento del cibo sotto le arcate dentali
-          sensibilità tattile
-          formazione del bolo alimentare
-          deglutizione del bolo alimentare
-          sede dell’organo del gusto.
GHIANDOLE SALIVARI: Le ghiandole salivari hanno forma tubolare. Secernono la saliva. Si distinguono in:
1)      MINORI: si trovano nella cavità boccale
2)      MAGGIORI: sono extra parietali e sono collegate alla cavità boccale tramite condotti escretori. Le ghiandole salivari maggiori sono 3 per parete:
·         ghiandola PAROTIDE
·         ghiandola MANDIBOLARE
·         ghiandola SOTTOLINGUARE
FARINGE o RETROBOCCA: un organo muscolo-membranoso, di transito sia per la via digerente sia per quella respiratoria. In essa si aprono infatti le coane nasali. La faringe si collega con l’esofago e con la laringe. Sulle sue pareti laterali si trova un orifizio che immette nella tuba auditiva dell’orecchio. Grazie alla faringe la pressione dell’orecchio e quella ambientale si compensano. È sufficiente deglutire, quando in auto si sale in montagna, con bassa pressione, per compensare la pressione atmosferica interna ed esterna.

ESOFAGO:  lungo corpo muscolare-membranoso che si origina si dalla faringe e termina nel CARDIAS, aprendosi nello stomaco. Il bolo alimentare è facilitato nella discesa nello stomaco grazie alla muscolatura presente nell’esofago. 

giovedì 11 febbraio 2016

rigenerazione nell'idra

Gentilissimi,
il buon Bionndi ha chiesto informazioni sulle ultime scoperte sulla rigenerazione nelle lucertole.
Sinceramente, su questo preciso argomento, non ho notizie recenti. Vi lascio,  tuttavia, alla lettura di un articolo su un altro animale: l'idra. L'articolo è tratto dalla newsletter Le Scienze, lievemente modificato al fine di una miglior lettura. Le prospettive di questa ricerca sono veramente molto promettenti.
Buona lettura! Una nonna NON rigenerante, NNR


 biologia genetica neuroscienze
Il segreto del sistema nervoso dell'idra
L'idra, un piccolo organismo d'acqua dolce, è famoso perché può rigenerarsi a partire da qualunque frammento del corpo, ed è in grado di sopravvivere anche se privato del sistema nervoso: un nuovo studio ha ora scoperto che questa seconda capacità è dovuta alle cellule epiteliali, che possono svolgere alcune funzioni nervose grazie a una modifica del proprio programma genetico(red)
L'idra è un semplice organismo di acqua dolce, scoperto, più di 250 anni fa, dal naturalista svizzero Abraham Trembley. Appartiene alla classe degli idrozoi, di cui fanno parte anche i polipi e le meduse, ed è noto per le sue eccezionali capacità di rigenerazione: è infatti capace di riformare un individuo completo a partire da qualunque frammento del suo corpo, e di rimanere in vita anche in assenza di tutti i suoi neuroni. In un nuovo studio, pubblicato sulla rivista “Philosophical Transactions of the Royal Society”, un gruppo di ricercatori dell'Università di Ginevra, guidati da Brigitte Galliot, ha scoperto i meccanismi cruciali di questa seconda capacità: le cellule epiteliali dell'idra modificano il proprio programma genetico grazie a una sovraespressione di una serie di geni, alcuni dei quali sono coinvolti in diverse funzioni nervose. “Il sistema nervoso dell'idra regola in particolare il movimento, il nuoto e l'alimentazione: se vengono a mancare le cellule staminali responsabili del suo rinnovamento, l'idra può ancora svilupparsi, anche se tutti i suoi neuroni sono scomparsi: volevamo capire come ciò fosse possibile”, ha spiegato Galliot.

Microfotografia in luce fluorescente di un esemplare di idra lungo circa un centimetro (© Brigitte Galliot)
I ricercatori hanno confrontato l'espressione genica in vari punti, lungo l'asse del corpo, in esemplari di idra normali e in quelli privati delle cellule del sistema nervoso. Hanno così documentato una modificazione del programma genetico negli animali privi di neuroni: sono stati identificati 25 geni sovraespressi nelle cellule epiteliali che formano i tessuti che rivestono il corpo dell'idra. Alcuni di questi geni sono coinvolti in diverse funzioni nervose, come la neurogenesi e la neurotrasmissione. “Tipicamente le cellule epiteliali non hanno funzioni neuronali; tuttavia, nell'idra, la perdita di neurogenesi induce le cellule epiteliali a modificare di conseguenza il proprio programma genetico, arrivando ad assumere alcune di queste funzioni”, ha aggiunto Wanda Buzgariu, coautrice dell'articolo. “Queste cellule epiteliali, geneticamente modificate in modo naturale, sono maggiormente in grado di migliorare la propria sensibilità e di rispondere ai segnali ambientali, per compensare parzialmente la mancanza di un sistema nervoso.”. I dettagli di queste nuove funzioni non sono ancora noti, così come non si conosce ancora il processo grazie al quale le cellule epiteliali iniziano e sovra-esprimere questi geni. Il risultato dello studio è rilevante soprattutto per le nuove conoscenze sui meccanismi di base della genetica del sistema nervoso. Da una parte, esse gettano una luce sulle origini evolutive del sistema nervoso: le cellule epiteliali, molto probabilmente, precedono le cellule nervose nello svolgimento di alcune funzioni, anche se in modo molto rudimentale. Dall'altra, aggiungono particolari importanti sulla plasticità cellulare, che potrebbero trovare utili applicazioni nel contesto dello studio delle malattie neurodegenerative umane.

(23 novembre 2015)