Gentilissimi,
ho trovato un ottimo esempio di divulgazione scientifica promossa dalla Società geologica italiana.
Si tratta di una sorta di "sfida" a base di video a carattere geologico.
Tutti i video sono reperibili al seguente link:
SGI-video contest
Vi consiglio, tuttavia, di guardarVi quelli più vicini alla nostra esperienza di alunni di scuola media.
Il primo presenta lo studio dell'icnologia. Come ben sapete, si tratta dello studio di impronte fossili (e non). Il video è interessante, sebbene, a volte, i termini utilizzati siano poco "divulgativi".
icnologia
Il secondo, più romanzato, è anche maggiormente vicino alle esperienze che le Vostre nonne, sicuramente, Vi hanno proposto.
Storia di un sasso
Buona visione! Una nonna reperente, NR
sabato 8 luglio 2017
giovedì 20 aprile 2017
nuove impronte a Laetoli
Gentilissimi,
Vi lascio alla lettura di un articolo, tratto e lievemente modificato dalla newsletter Le Scienze, a cui suggerisco di iscriverVi, relativo alle orme di Laetoli. L'articolo risale al dicembre 2016. Buona lettura. NR
Rappresentazione artistica della camminata
dei cinque ominidi che hanno lasciato le impronte nel sito di Laetoli (Credit:
Dawid A. Iurino/CC BY 4.0)
Le nuove impronte scoperte da Manzi e
colleghi (Credit: Raffaello Pellizzon/CC BY 4.0)
Una fase degli scavi (Credit: Sofia
Menconero/CC BY 4.0)
Vi lascio alla lettura di un articolo, tratto e lievemente modificato dalla newsletter Le Scienze, a cui suggerisco di iscriverVi, relativo alle orme di Laetoli. L'articolo risale al dicembre 2016. Buona lettura. NR
antropologia paleontologia
Nuove orme
scoperte a Laetoli cambiano lo scenario su Lucy & famiglia
di
Folco Claudi
La scoperta di nuove impronte, nel sito di Laetoli, effettuata da
ricercatori italiani, suggerisce che A.
afarensis, la specie a cui apparteneva la famosa Lucy, vissuta in Africa
circa 3.6 milioni di anni fa, avesse una struttura sociale simile a quella dei
gorilla, specie poligama ad alto dimorfismo sessuale, e non a quella di
scimpanzé e bonobo, promiscui, o degli esseri umani moderni
Si conservano solo in circostanze
estremamente fortuite e rare, ma quando accade ci regalano un'istantanea di una
scena preistorica che racconta molte cose sui suoi protagonisti. Parliamo delle
orme fossili di antichi ominidi che possono consentire ai paleoantropologi di
ricostruire, anche dopo milioni di anni, non solo molti aspetti biomeccanici
della loro locomozione, ma anche dettagli della loro anatomia e delle loro
dimensioni, e di definire, di conseguenza, un modello delle loro modalità
riproduttive e della loro struttura sociale.
Ne sono un esempio le orme di Laeotoli,
scoperte nel 1978, dalla paleantropologa Mary Laekley, nell'area protetta di
Ngorongoro, in Tanzania, e risalenti a 3,6 milioni di anni fa. Secondo le
ricostruzioni, si tratterebbe dei segni lasciati su uno strato di ceneri
vulcaniche umide, appena emesse, appartenenti a tre individui di Australopithecus afarensis (la stessa specie della
famosa Lucy) di taglie diverse tra loro. Probabilmente era presente un
individuo di taglia più grande, il maschio, e due individui più piccoli, la
femmina e un cucciolo, che camminavano a stretto contatto. In sostanza, tutto
faceva pensare che potesse trattarsi di una piccola famiglia. Ora, grazie a una
ricerca, sostenuta dal nostro ministero degli Esteri, e condotta dalla Scuola
di Paleoantropologia dell’Università di Perugia, in collaborazione con
ricercatori delle Università Sapienza di Roma, di Firenze, di Pisa e di Dar es
Salaam, in Tanzania, sono emerse altre orme, attribuite a due individui bipedi,
che si muovevano sulla stessa superficie, nello stesso momento e nella stessa
direzione, a circa cento metri dalle tracce scoperte negli anni settanta.
Il dato più importante, ricavato dall'analisi di queste
orme, descritto in
un articolo apparso su "eLife", è che uno dei due
individui aveva dimensioni tali da farlo considerare come il più grande A. afarensis mai descritto: probabilmente era alto
1,65 metri. Se, dunque, la scoperta degli anni settanta faceva pensare a una
coppia con un piccolo al seguito, queste nuove orme disegnano una scena
diversa, con un gruppo di cinque individui, di cui uno o due in giovane età. “Il
dimorfismo sessuale si ricava dalla lunghezza delle impronte e dalla lunghezza
del passo”, ha spiegato, a "Le Scienze", Giorgio Manzi, professore di
paleoantropologia presso il Dipartimento di biologia ambientale, della Sapienza
di Roma, e autore senior dell'articolo, apparso su "eLife".
“All'interno del campione che si ottiene, combinando le nostre scoperte con
quelle degli anni settanta, si ottengono in totale cinque individui di tre
taglie diverse: presumibilmente un maschio, una femmina e individui in età di
accrescimento; il dato fondamentale è che tra il presunto maschio e la presunta
femmina c'è un grande divario in termini di dimensioni.”. Si tratta quindi di
una conclusione che s'inserisce in un quadro di conoscenze, a partire dalla
descrizione dell'olotipo, cioè del reperto di riferimento della specie A. afarensis, scoperto proprio nel sito di Laetoli. “In
questo senso si tratta di una conferma indipendente”, ha commentato Manzi. “Sul
tema esisteva già un vivace dibattito tra i paleoantropologi: da una parte
quelli che sottostimano le differenze osservate e dall'altra quelli che invece
le valutano appieno; e questo nuovo studio sposta il piatto della bilancia a
favore dei secondi.”. Le implicazioni per il modello paleoantropologico
di A. afarensis sono diverse. “Agli occhi di un
paleoantropologo, il dimorfismo sessuale ha un profondo significato, perché, come
emerge da un'ampia mole di dati biologici, richiama alla struttura sociale e
alle strategie riproduttive”, sottolinea Manzi.
In breve, la comunità di questi
australopitechi doveva essere molto simile a quella dell’attuale gorilla,
specie poligama ad alto dimorfismo sessuale, e non a quella di scimpanzé e
bonobo, che sono promiscui, né a quella degli esseri umani moderni, che sono
prevalentemente monogami. “Insomma, il quadro è molto diverso da quello della
'coppietta romantica' emerso dagli studi di Laekley”, taglia corto il
ricercatore. E per il futuro? Si può sperare di trovare altre tracce nella
stessa zona? “Certamente sì”, afferma Manzi. “Questo studio è relativo a
impronte intercettate in tre sondaggi a 20 metri l'uno dall'altro; la nostra
intenzione è congiungere l'intera pista per cercare d'intercettare altri
individui e, soprattutto, fare emergere il secondo individuo, la presunta
femmina, che per il momento è rappresentato da una sola impronta, a differenza
del primo, rappresentato da diverse impronte.”.
(14 dicembre 2016)
mercoledì 19 aprile 2017
APPARATO DIGERENTE - TRE
APPARATO DIGERENTE – PARTE TRE
Gentilissimi,
proseguiamo con gli appunti, parziali e incompleti, sull’apparato
digerente.
INTESTINO
È
la parte del canale digerente compreso tra piloro e ano. È un tubo piegato
più volte su se stesso. È suddiviso in 2 parti. Tali parti si distinguono
nettamente a causa delle caratteristiche del loro rivestimento interno.
a)
INTESTINO
TENUE: Si completa la digestione. Avviene l’assorbimento delle sostanze
digerite. La mucosa è ricca di ghiandole. La parete dell’intestino tenue è
molto sottile. Termina con la valvola ILEO-CIECALE. Si suddivide in:
·
DUODENO: mantenuto
fisso e in posizione da una LAMINA PERITONEALE corta, detta MESODUODENO.
·
DIGIUNO:
può essere sottoposto ad ampi spostamenti. È collegato alla regione lombare da
una LAMINA PERITONEALE ampia, detta MESENTERE. Secondo studi recenti il
mesentere può essere considerato un organo a tutti gli effetti.
·
ILEO
L’intestino tenue è ricco di
ghiandole parietali e villi intestinali.
VILLI INTESTINALI:
sono strutture particolari che aumentano la superficie assorbente. I villi
hanno la funzione di assorbire i prodotti della digestione. Hanno forma
di rilievo conico, simile ad un piccolo vulcano. I villi danno un aspetto
vellutato all’interno dell’intestino tenue. I VILLI SONO FORMATI DA UN ASSE
CONNETTIVALE. I villi sono ricchi di capillari. Al centro di ciascun villo si
trova un vaso linfatico, detto CHILIFERO CENTRALE, circondato da cellule
muscolari lisce. La contrazione delle cellule muscolari facilita lo svuotamento
del chilifero.
·
GHIANDOLE PARIETALI: Le
ghiandole parietali sono poste nella parete intestinale. Comprendono le
ghiandole duodenali e le ghiandole intestinali.
1) GHIANDOLE DUODENALI: sono ramificate. Secernono
enzimi digestivi e una sostanza di protezione
2) GHIANDOLE INTESTINALI: sono tubolari. Sboccano
alla base dei villi. Sono formate da cellule di differenti tipi. Le cellule
producono LISOZIMA E PEPTIDASI. Queste cellule contengono zinco. Lo zinco
attiva la peptidasi.
Tra le ghiandole connesse al primo tratto dell’intestino
possiamo considerare le ghiandole extraparietali.
·
GHIANDOLE EXTRAPARIETALI:
Sono fegato e pancreas. Fegato e
pancreas sono collegate al duodeno
tramite i loro condotti escretori.
a)
FEGATO
1)
FEGATO: è la più grande
ghiandola dell’organismo. È trattenuto e fissato da legamenti. Tali legamenti
lo collegano al diaframma, allo stomaco, al rene e al duodeno. Ha colore rosso
bruno, più chiaro da giovani. Sul fegato si possono trovare impronte della
compressione degli organi vicini. La parte diaframmatica è convessa e liscia.
La parte inferiore viscerale è irregolare. Sulla parte viscerale si trova
l’ILO, O PORTA DEL FEGATO. L’ilo è un solco attraversato da un peduncolo,
costituito da nervi epatici, dall’arteria epatica, dalla vena porta, e dal condotto
escretore, detto COLEDOCO. Attraverso tale condotto la bile è portata al
duodeno.
Il PARENCHIMA DEL FEGATO, il
tessuto da cui esso è composto, è friabile e facilmente lacerabile. È molto
plastico. Esso costituito da strutture
poliedriche, dette LOBULI EPATICI. Ogni lobulo è formato da cellule epatiche (EPATOCITI) poliedriche, disposte
a raggi. Tali cellule sono disposte ordinatamente in lamine. Tra le lamine si
trova una ricca rete di capillari. Tali capillari sono detti SINUSOIDI. Al
fegato, oltre al sangue arterioso, arriva sangue venoso, ricco di sostanze
nutritive, portato dalla vena porta. Infatti alla vena porta confluiscono vasi
sanguigni venosi provenienti dall’intestino, da cui prelevano, per assorbimento,
le sostanze digerite.
Tra le cellule di una stessa lamina si trovano le vie escretrici della
bile, o VIE BILIARI. Le vie biliari sono formate da: capillari biliari,
duttili biliari, dotti biliari, vie biliari extra epatiche, cistifellea,
condotto epatico, COLEDOCO.
·
I CAPILLARI BILIARI non hanno parete propria, ma sono formati dai vuoti lasciati dalle
membrane citoplasmatiche delle cellule epatiche
·
I DUTTILI BILIARI hanno parete propria.
Confluiscono in dotti di diametro crescente.
·
I DOTTI BILIARI, giunti all’ilo, confluiscono
nelle vie biliari extra epatiche.
·
Le VIE BILIARI EXTRAEPATICHE hanno una
VESCICHETTA BILIARE, detta CISTIFELLEA.
·
La CISTIFELLEA è una sorta di serbatoio della
bile. In essa è riassorbita parzialmente
l’acqua.
·
Il COLEDOCO parte dalla cistifellea e sfocia nel
duodeno.
A) PANCREAS:
2)
PANCREAS:
ha aspetto a lobo. È di colore giallastro. Ha secrezione sia esocrina sia
endocrina.
La porzione esocrina è più
sviluppata. Ha struttura tubulosa. È formata da acini pancreatici. Gli
ACINI PANCREATICI producono il SUCCO PANCREATICO. Il succo è portato al duodeno
dal dotto, o condotto, epatico.
La porzione endocrina si trova sparsa
tra gli acini pancreatici. La porzione endocrina forma ammassi
cellulari, detti ISOLE DI LANGERHANS.
NR, nonna ruminante!
martedì 28 marzo 2017
sistema scheletrico - appunti base
Gentilissimi,
eccoVi alcuni semplici, forse anche troppo, appunti sul
sistema scheletrico.
APPARATO LOCOMOTORE
È costituito dagli organi adibiti al movimento e allo
spostamento. Conferisce al corpo la propria forma generale. Si distinguono in organi
attivi, come i muscoli, e organi passivi, come le ossa.
SISTEMA SCHELETRICO: formato da ossa e loro articolazioni. Le
ossa sono dure e rigide. Le ossa formano
lo scheletro.
Le funzioni
principali dello scheletro sono:
·
Sostegno
·
Movimento
·
Protezione
·
Riserva di calcio
·
Produzione di globuli
Lo scheletro di un uomo adulto è formato da poco più di 200
ossa.
Ogni osso è rivestito da una membrana, detta periostio.
Le principali
cellule delle ossa sono:
OSTEOBLASTI:
con la capacità di formare nuovo tessuto osseo
OSTEOCLASTI: hanno la funzione di demolire il tessuto osseo,
ad esempio, quando il corpo necessita di calcio. Il termine “clasto” significa “frammento”.
In vecchiaia, in particolare per le donne, la necessità di
calcio è elevata. L’attività degli osteoclasti supera quella degli osteoblasti.
Le ossa diventano “bucherellate” e, quindi, molto fragili. Se tale fragilità è
eccessiva si parla di osteoporosi.
Lo scheletro è formato da: cranio, colonna vertebrale,
gabbia toracica, bacino, ossa degli arti superiori, ossa degli arti inferiori
1.
CRANIO O TESCHIO
Lo scheletro della testa è detto TESCHIO o CRANIO. È paragonabile
a un astuccio osseo. Ha funzione di protezione di importanti organi, come il
cervello. Generalmente è formato da ossa piatte. Tali ossa si uniscono, da
adulto, a formare una struttura solida e massiccia. Su questa struttura si
articolano le ossa delle mandibole e dello ioide.
Nella parte superiore del cranio, nei bambini, si presentano
zone in cui le ossa non sono ancora saldate tra loro. Tali zone sono
comunemente dette “fontanelle”. In quelle zone il cervello non è
sufficientemente protetto dalle ossa. Poco per volta, con l’ossificazione, le
fontanelle si chiudono e le suture si saldano.
Distinguiamo due porzioni: NEURALE, o nervosa, situata nella
parte posteriore; FACCIALE, situata
nella parte anteriore.
Le ossa della porzione neurale delimitano la cavità cranica.
Essa accoglie e protegge l’encefalo.
Le strutture dell’orecchio medio e interno sono nei pressi
dell’osso temporale, nella parte laterale della cavità cranica. Le ossa dell’orecchio
sono staffa, incudine, martello.
2. COLONNA VERTEBRALE
È formata da ossa dette vertebre. Forma lo SCHELETRO ASSILE.
Superiormente sostiene il cranio. Nel torace funge da sostegno alle coste, o
costole. Le coste formano la gabbia toracica. Si collegano ventralmente allo
sterno. Alla colonna vertebrale sono collegati i cinti degli arti.
Ogni vertebra è costituita da un corpo vertebrale e da un
arco. Le vertebre sono cave. Tale cavità è detta foro vertebrale. Sull’arco è presente il processo spinoso.
Da ogni vertebra, lateralmente, sporgono i processi laterali, o processi
trasversi. I fori vertebrali formano il canale vertebrale. In esso passa il
midollo spinale. L’insieme dei processi spinosi forma la spina dorsale.
La colonna
vertebrale è suddivisa, partendo dal cranio, in 5 regioni: CERVICALI, TORACICHE
O DORSALI, LOMBARI, SACRALI, COCCIGEE
CERVICALI:
sono robuste e lunghe. Le vertebre cervicali dei mammiferi sono 7. Le prime due vertebre sono ATLANTE
ed EPISTROFEO. Nell’atlante
il corpo è sostituito da un arco ventrale. Il corpo dell’epistrofeo, durante lo
sviluppo, si salda al corpo dell’atlante. Secondo alcuni recenti studi
di paleontologia, il primo organismo vivente con la capacità di ruotare “destra-sinistra”
il cranio senza spostare il tronco fu il tiktaalit. L’atlante ha inoltre la
funzione di sostenere il cranio.
TORACICHE: hanno
corpo breve. Ogni vertebra toracica mostra “faccette articolari”, a cui sono
connesse le coste.
LOMBARI: hanno un processo spinoso robusto. A livello
delle vertebre lombari è posto il baricentro del corpo umano.
SACRALI:
nell’adulto sono fuse nell’osso sacro. Le ALI dell’osso sacro sono i processi
trasversi della prima vertebra sacrale. Con le ali, l’osso sacro si collega con
le ossa iliache, formando il cinto pelvico.
COCCIGEE: hanno arco che si riduce gradualmente. Solo
le prime vertebre coccigee mantengono il loro carattere. Si trasformano a poco
a poco in piccoli cilindretti ossei. Scompare il canale vertebrale.
Distinguiamo
alcune disfunzioni posturali della colonna vertebrale:
·
Ipercifosi: quando, a livello delle vertebre
toraciche, si ha una accentuazione “in avanti” della curva delle vertebre (“gobba”)
·
Lordosi: quando, a livello delle vertebre
lombari, si ha una accentuata curva “all’indietro” delle vertebre
·
Scoliosi: quando, rispetto alla curvatura verticale
delle vertebre, la colonna vertebrale è spostata a destra o a sinistra
3.
TORACE O GABBIA TORACICA
La gabbia toracica protegge e racchiude diversi organi, come
il cuore. È costituito dorsalmente dalle vertebre toraciche; lateralmente dalle
coste; anteriormente dallo sterno.
COSTE O COSTOLE: sono ossa piatte lunghe, allungate e
arcuate. Sono collegate alle vertebre toraciche e, mediane la CARTILAGINE DI
PROLUNGAMENTO, allo sterno. STERNO: è una formazione mediana costituita da una
serie di segmenti ossei, detti STERNEBRE, collegate tra loro da cartilagine. Lo
sterno presenta un prolungamento craniale, detto MANUBRIO, e uno inferiore, detto
APPENDICE XIFOIDE.
SCAPOLA: osso piatto
di forma, triangolare, posto sulla schiena. E’ collegata al tronco solo mediante
muscoli. In un angolo ha una cavità, detta GLENOIDEA. In essa si inserisce il
collo dell’omero.
CINTURA PELVICA: è saldamente collegata con la colonna
vertebrale. È costituita da 2 ossa piatte: COXALI, destro e sinistro uniti tra
loro mediante una articolazione (SINFISI). Ogni coxale è formato da tre ossa: ileo, pube e ischio. Tali ossa sono
saldate tra loro. Terminano nella CAVITÀ ACETABOLARE, in cui si inserisce la
testa del femore. Il bacino nell’uomo presenta dimorfismo sessuale. In
altre parole è differente nel maschio e nella femmina. Nella femmina il
diametro trasversale è maggiore, per facilitare il parto. In adolescenza il
bacino delle ragazze si allarga.
Le ossa degli arti sono distinte in toraciche e pelviche.
OSSA DEGLI ARTI TORACICI O ARTI SUPERIORI: OMERO (braccio),
RADIO e ULNA (avambraccio),
CARPO-METACARPO-FALANGI (mano). Il carpo è costituito da ossa corte,
disposte su file. Il metacarpo ha ossa lunghe pari al numero di dita. Le
falangi sono tre per dito: FALANGE PROSSIMALE (1°) o falange, INTERMEDIA (2°) o
falangina, DISTALE (3°)o falangetta. Il pollice non ha la falange distale. Nel polso
sono presenti zone “senza ossa”, come il tunnel carpale. Nel tunnel carpale
venivano fissati i chiodi per la crocifissione.
OSSA DEGLI ARTI PELVICI O ARTI INFERIORI: FEMORE (coscia), TIBIA e FIBULA o perone (gamba)
, TARSO-METATARSO-FALANGI (piede). Il tarso e il metatarso sono analoghi a
capro e metacarpo.
Tra le ossa più importanti del piede ricordiamo l’astragalo
e il calcagno. Le ossa del piede hanno, oltre alla evidente funzione di
sostenere il corpo in posizione bipede, anche quelle secondarie di permettere
la corsa e la scivolata.
GIUNTURE: o articolazioni.
Servono a mantenere in contatto le superfici articolari di 2 o più ossa.
A seconda delle modalità di connessione distinguiamo:
1)
giunture per continuità . Sono poco
mobili e si irrigidiscono con l’età. Il tessuto connettivo infatti si ossifica.
a)
SINARTROSI, come le SUTURE DEL CRANIO
b)
SINFISI, come i coxali
2)
giunture per contiguità, dette DIARTROSI.
Sono di tessuto cartilagineo. Sono discontinue. Sono mantenute vicine dalla
capsula articolare e da legamenti. La CAPSULA ARTICOLARE è un manicotto che
delimita la cavità articolare. In questa cavità si trova un liquido, LIQUIDO SINOVIALE,
che funziona da lubrificante. Quando scrocchiamo le nocche delle dita, si
genera una sorta di risucchio. Il suono di tale “risucchio” è lo “scrocchio”.
In base al rapporto tra le dimensioni
delle ossa distinguiamo:
ossa lunghe, come il femore. La parte
“centrale” delle ossa lunghe è detta diafisi. Le estremità sono dette epifisi
ossa piatte, come l’occipitale
ossa corte, o brevi, come il martello.
Questi appunti NON sostituiscono lo studio
domestico. Ricordate che prestare attenzione in classe, prendere appunti,
studiare e ripetere a casa sono compito dell’alunno.
Inoltre questi appunti sono molto
semplificati (forse anche troppo) e possono presentare gli argomenti in maniera
imperfetta, e speriamo non errata.
Se qualche lettore trovasse errori, è
pregato di inviare le correzioni per commento. Gliene sarò grata.
Una nonna “ristretta”, NR
sabato 18 febbraio 2017
apparato digerente - parte due
Gentilissimi,
come promesso, eccoVi la seconda e non ultima parte degli appunti, sicuramente incompleti, relativi all'apparato digerente umano. Ricordo che, in altro post, sono riportati gli organi di senso. Per un approfondimento su lingua e gusto a tale post si rimanda. E' sufficiente inserire parole chiave nel quadrante di ricerca e premere invio. Sottolineo come sia necessario scorrere TUTTI i post pubblicati. Una nonna Ricordante, NR!
come promesso, eccoVi la seconda e non ultima parte degli appunti, sicuramente incompleti, relativi all'apparato digerente umano. Ricordo che, in altro post, sono riportati gli organi di senso. Per un approfondimento su lingua e gusto a tale post si rimanda. E' sufficiente inserire parole chiave nel quadrante di ricerca e premere invio. Sottolineo come sia necessario scorrere TUTTI i post pubblicati. Una nonna Ricordante, NR!
APPARATO DIGERENTE – PARTE DUE
TRATTO POST-DIAFRAMMATICO
STOMACO
È il primo degli organi
digestivi. In esso inizia la demolizione chimica delle proteine.
L’uomo ha un solo stomaco
(monogastrico). Altri animali, come i ruminanti, hanno più stomaci (poligastrici).
Lo stomaco è una dilatazione del
tubo digerente. È posto tra esofago e intestino. INIZIA CON IL CARDIAS E
TERMINA NELL’INTESTINO TENUE CON IL PILORO. Ha due facce, con un margine
dorsale concavo. È posto a sinistra del fegato.
Negli equidi lo stomaco ha una
capacità di 10-15 litri, mentre nel suino di 4 litri.
La sua mucosa presenta 3 tipi
principali di ghiandole. Le più importanti sono le ghiandole gastriche.
Le GHIANDOLE
GASTRICHE, sono costituite da :
-
CELLULE MUCOSE
-
CELLULE
PRINCIPALI, che secernono PEPSINOGENO. In presenza di acido
cloridrico il pepsinogeno si attiva e forma pepsina. La pepsina è il più
importante enzima digestivo dello stomaco.
-
CELLULE ENDOCRINE, che riversano il loro
prodotto (SEROTONINA e GASTRINA) nei vasi sanguigni. La serotonina stimola
la contrazione della muscolatura liscia. La gastrina stimola la secrezione
gastrica.
-
CELLULE
PARIETALI, dalla cui attività si forma ACIDO CLORIDRICO HCl
venerdì 17 febbraio 2017
apparato digerente - parte 1
Gentilissimi,
eccoVi gli appunti relativi all'apparato digerente. Si tratta, ovviamente, di appunti parziali. Le Vostre nonne potranno chiarire meglio e suggerire approfondimenti in merito. Alla prossima parte. NR
APPARATO DIGERENTE – PRIMA PARTE
È costituito dagli organi che hanno funzione digestiva.
FUNZIONE DIGESTIVA: assicura all’organismo le sostanze
indispensabili per:
funzionamento, accrescimento, mantenimento (F.A.M.)
dell’organismo stesso
Gli organi dell’apparato digerente servono per:
a)
PREPARAZIONE:
·
prensione del cibo
·
triturazione
·
ingestione
·
digestione
·
assorbimento
B) RACCOLTA ED ESPULSIONE DEI
RESIDUI NON UTILIZZATI
ANATOMIA: l’insieme degli organi dell’apparato digerente
formano un condotto ripiegato. Viene suddiviso in:
1)
tratto pre-diaframmatico preparatorio:
comprende bocca, faringe, esofago.
2)
tratto post-diaframmatico digestivo:
comprende stomaco, intestino tenue, fegato, pancreas, intestino crasso.
La parete del tratto post-diaframmatico è formata da 4
tonache sovrapposte.
La più esterna è rappresentata dal PERITONEO VISCERALE,
membrana sottile lucida e trasparente.. Una infiammazione di tale tonaca
provoca la peritonite. Se viene lacerata, si parla di peritonite perforante.
PERITONEO: È la membrana che tappezza internamente la cavità
addominale. Avvolge i visceri contenuti al suo interno, che assumono, per
questo, colore lucente. Viene allora distinto
in peritoneo parietale e peritoneo viscerale, in continuità tra loro. Il
peritoneo parietale è collegato al peritoneo viscerale tramite lamine, dette
MESI. Attraverso i mesi, gli organi vengono ancorati alle pareti dell’addome.
TRATTO PRE-DIAFRAMMATICO:
A)
BOCCA: cavità posta nel cranio. Comunica con
l’esterno tramite l’apertura orale, o
boccale, delimitata dalle labbra. posteriormente termina con la faringe.
LABBRA:
sono 2 pieghe muscolo-membranose. LE LABBRA HANNO FUNZIONE PRENSILE PER
GLI ALIMENTI SOLIDI E FUNZIONE DI SUZIONE PER GLI ALIMENTI LIQUIDI.
Le pareti della bocca sono costituite dal palato,
dalle guance, da pavimento muscoloso. Il
palato è aderente alla volta palatina ossea. Si prolunga nel VELO
PENDULO PALATINO O PALATO MOLLE. Nel cavallo il velo pendulo è particolarmente
allungato.
Nella cavità della bocca ci sono denti,
lingua e ghiandole salivari.
DENTI : sono organi duri di colore
biancastro. Sono inseriti nelle arcate alveolo-dentali. Hanno FUNZIONE SIA DI
PRENSIONE SIA DI TRITURAMENTO DEL CIBO.
In ciascuna arcata dentaria si riconoscono
denti incisivi, canini, premolari e molari.
I molari sono MONOFISARI, ossia compaiono solo nella dentatura permanente.
L’uomo, e tutti i mammiferi domestici, è
DIFIODONTE, ossia ha una prima dentizione, detta da latte, con denti
caduchi, e una seconda dentizione permanente.
Ogni dente ha una CORONA che sporge,
e una parte infissa nell’alveolo, detta RADICE. Tra le due è presente un
restringimento, o COLLETTO. All’interno del dente è presente la cavità pulpare.
Nella cavità pulpare si trova la polpa
del dente, ricca di nervi e vasi sanguigni.
LINGUA: è un organo muscolare. Presenta un
porzione fissa, RADICE, e una porzione
mobile, detta CORPO. La lingua è rivestita da una mucosa dorsale. In essa si
trovano papille, con funzione tattile e FUNZIONE SENSORIALE GUSTATIVA.
La lingua ha diverse funzioni:
-
prensione degli alimenti
-
spostamento del cibo sotto le arcate dentali
-
sensibilità tattile
-
formazione del bolo alimentare
-
deglutizione del bolo alimentare
-
sede dell’organo del gusto.
GHIANDOLE SALIVARI: Le ghiandole
salivari hanno forma tubolare. Secernono la saliva. Si distinguono in:
1)
MINORI: si trovano nella cavità boccale
2)
MAGGIORI: sono extra parietali e sono collegate
alla cavità boccale tramite condotti escretori. Le ghiandole salivari maggiori
sono 3 per parete:
·
ghiandola PAROTIDE
·
ghiandola MANDIBOLARE
·
ghiandola SOTTOLINGUARE
FARINGE o RETROBOCCA: un organo
muscolo-membranoso, di transito sia per la via digerente sia per quella
respiratoria. In essa si aprono infatti le coane nasali. La faringe si collega
con l’esofago e con la laringe. Sulle sue pareti laterali si trova un orifizio
che immette nella tuba auditiva dell’orecchio. Grazie alla faringe la pressione
dell’orecchio e quella ambientale si compensano. È sufficiente deglutire,
quando in auto si sale in montagna, con bassa pressione, per compensare la
pressione atmosferica interna ed esterna.
ESOFAGO: lungo corpo muscolare-membranoso che si
origina si dalla faringe e termina nel CARDIAS, aprendosi nello stomaco. Il
bolo alimentare è facilitato nella discesa nello stomaco grazie alla muscolatura
presente nell’esofago.
giovedì 11 febbraio 2016
rigenerazione nell'idra
Gentilissimi,
il buon Bionndi ha chiesto informazioni sulle ultime scoperte sulla rigenerazione nelle lucertole.
Sinceramente, su questo preciso argomento, non ho notizie recenti. Vi lascio, tuttavia, alla lettura di un articolo su un altro animale: l'idra. L'articolo è tratto dalla newsletter Le Scienze, lievemente modificato al fine di una miglior lettura. Le prospettive di questa ricerca sono veramente molto promettenti.
Buona lettura! Una nonna NON rigenerante, NNR
il buon Bionndi ha chiesto informazioni sulle ultime scoperte sulla rigenerazione nelle lucertole.
Sinceramente, su questo preciso argomento, non ho notizie recenti. Vi lascio, tuttavia, alla lettura di un articolo su un altro animale: l'idra. L'articolo è tratto dalla newsletter Le Scienze, lievemente modificato al fine di una miglior lettura. Le prospettive di questa ricerca sono veramente molto promettenti.
Buona lettura! Una nonna NON rigenerante, NNR
biologia genetica neuroscienze
Il segreto del sistema
nervoso dell'idra
L'idra, un piccolo organismo
d'acqua dolce, è famoso perché può rigenerarsi a partire da qualunque frammento
del corpo, ed è in grado di sopravvivere anche se privato del sistema nervoso:
un nuovo studio ha ora scoperto che questa seconda capacità è dovuta alle
cellule epiteliali, che possono svolgere alcune funzioni nervose grazie a una
modifica del proprio programma genetico(red)
L'idra è un semplice organismo
di acqua dolce, scoperto, più di 250 anni fa, dal naturalista svizzero Abraham
Trembley. Appartiene alla classe degli idrozoi, di cui fanno parte anche i
polipi e le meduse, ed è noto per le sue eccezionali capacità di rigenerazione:
è infatti capace di riformare un individuo completo a partire da qualunque
frammento del suo corpo, e di rimanere in vita anche in assenza di tutti i suoi
neuroni. In un nuovo studio, pubblicato sulla rivista “Philosophical
Transactions of the Royal Society”, un gruppo di ricercatori dell'Università di
Ginevra, guidati da Brigitte Galliot, ha scoperto i meccanismi cruciali di
questa seconda capacità: le cellule epiteliali dell'idra modificano il proprio
programma genetico grazie a una sovraespressione di una serie di geni, alcuni
dei quali sono coinvolti in diverse funzioni nervose. “Il sistema nervoso
dell'idra regola in particolare il movimento, il nuoto e l'alimentazione: se
vengono a mancare le cellule staminali responsabili del suo rinnovamento,
l'idra può ancora svilupparsi, anche se tutti i suoi neuroni sono scomparsi:
volevamo capire come ciò fosse possibile”, ha spiegato Galliot.
Microfotografia in luce
fluorescente di un esemplare di idra lungo circa un centimetro (© Brigitte
Galliot)
I ricercatori hanno confrontato
l'espressione genica in vari punti, lungo l'asse del corpo, in esemplari di
idra normali e in quelli privati delle cellule del sistema nervoso. Hanno così
documentato una modificazione del programma genetico negli animali privi di
neuroni: sono stati identificati 25 geni sovraespressi nelle cellule epiteliali
che formano i tessuti che rivestono il corpo dell'idra. Alcuni di questi geni
sono coinvolti in diverse funzioni nervose, come la neurogenesi e la
neurotrasmissione. “Tipicamente le cellule epiteliali non hanno funzioni
neuronali; tuttavia, nell'idra, la perdita di neurogenesi induce le cellule
epiteliali a modificare di conseguenza il proprio programma genetico, arrivando
ad assumere alcune di queste funzioni”, ha aggiunto Wanda Buzgariu, coautrice
dell'articolo. “Queste cellule epiteliali, geneticamente modificate in modo
naturale, sono maggiormente in grado di migliorare la propria sensibilità e di
rispondere ai segnali ambientali, per compensare parzialmente la mancanza di un
sistema nervoso.”. I dettagli di queste nuove funzioni non sono ancora noti,
così come non si conosce ancora il processo grazie al quale le cellule
epiteliali iniziano e sovra-esprimere questi geni. Il risultato dello studio è
rilevante soprattutto per le nuove conoscenze sui meccanismi di base della
genetica del sistema nervoso. Da una parte, esse gettano una luce sulle origini
evolutive del sistema nervoso: le cellule epiteliali, molto probabilmente,
precedono le cellule nervose nello svolgimento di alcune funzioni, anche se in
modo molto rudimentale. Dall'altra, aggiungono particolari importanti sulla
plasticità cellulare, che potrebbero trovare utili applicazioni nel contesto
dello studio delle malattie neurodegenerative umane.
(23 novembre 2015)
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