mercoledì 31 dicembre 2014

energy drink

Gentilissimi,
Vi lascio ad un approfondimento sulle bevande dette "energy drink".
L'articolo è tratto, e lievemente modificato, dalla newsletter Le Scienze.
Buona lettura e buon 2015! NR

alimentazione psicologia società
L'ignoranza dei ragazzi italiani sugli effetti degli energy drink

© Stephane Grangier/Corbis
Gli adolescenti italiani consumano sempre più bevande energetiche, ma senza essere consapevoli degli effetti negativi di un'eventuale eccessiva assunzione di caffeina. Uno studio, che ha analizzato il fenomeno, raccomanda lo sviluppo di adeguati  programmi educativi e l'obbligo di segnalare il contenuto di caffeina sulle confezioni (red)
Dal 30 al 50 per cento degli adolescenti italiani consuma regolarmente bevande energetiche, ma non ha le idee chiare sul loro contenuto e pensa che siano simili agli integratori di sali minerali, usati dagli sportivi, o ad altre bevande gassate, ignorando, quindi, gli effetti negativi legati a un eccesso di assunzione di caffeina. E' quanto risulta da un'indagine, condotta da ricercatori dell'Università “Magna Grecia”, di Catanzaro, che la illustrano in un articolo, in via di pubblicazione sulla rivista “Alcoholism: Clinical & Experimental Research”.  I risultati, concludono i ricercatori, indicano che è necessario sviluppare programmi educativi che spieghino i potenziali effetti sulla salute di queste bevande, assunte sia da sole sia in combinazione con alcool, come avviene per il 64 per cento dei consumatori, e auspicano che sulle etichette delle confezioni sia obbligatorio segnalare il contenuto di caffeina del prodotto.

© Conroy, Stephen/the food passionates/Corbis
L'aumento del consumo dei cosiddetti energy drink è legato ai benefici temporanei, ben pubblicizzati dal marketing, che offrono: maggiore vigilanza, miglioramento dell'umore e maggiore energia mentale e fisica, dovuti in buona parte al contenuto in caffeina. Il contenuto di caffeina, direttamente immesso nella bevanda, è in genere, già di per sé, di gran lunga superiore a quello che si trova in una normale tazza di caffè, ma va considerato che, insieme ad altri principi attivi, come il glucosio, la taurina e vitamine del gruppo B, vi sono estratti di erbe che, come il guaranà, possono costituire una fonte supplementare di caffeina. In questo modo è facile superare i livelli considerati sicuri per gli adolescenti. “L'eccessiva assunzione di caffeina da parte degli adolescenti”, dice Maria Pavia, che ha coordinato lo studio, “è in grado di produrre una serie di effetti deleteri sulla salute, come irritabilità, sintomi cardiovascolari, insufficienza di sonno e sensazioni di nausea e nervosismo.”. “Casi di tossicità da caffeina, da consumo di bevande energetiche, sono stati segnalati da centri antiveleno, e sempre più tra gli adolescenti”, ha aggiunto Emilia Prospero, dell'Università Politecnica delle Marche, che ha partecipato allo studio e che ricorda che l'elevato contenuto di zucchero di queste bevande può concorrere anche allo sviluppo dell'obesità. Per quanto riguarda l'associazione fra bevande energetiche e alcool, è risultato che è, in genere, più elevata nei maschi, nei fumatori abituali, sia di tabacco che di marijuana, e in quanti hanno più partner sessuali. Gli autori ricordano, infine, che anche un uso eccessivo di bevande energetiche è un potenziale segnale di avvertimento della presenza di altri problemi o difficoltà.
(09 aprile 2014)


sabato 27 dicembre 2014

Memoria di sketchpad e attenzione

Gentilissimi,
eccoVi un nuovo approfondimento sulla memoria. Si tratta di un articolo, modificato parzialmente, tratto dalla newsletter Le Scienze. Anche in questo caso si affronta il tema della memoria, in particolare della memoria di sketchpad, ossia di una tipo di memoria a brevissimo termine. Controllate quanto scritto, a proposito, in un precedente post. Per ora buona lettura! E prestate la dovuta attenzione! Una nonna Reattiva! NR

percezione neuroscienze
Perché non prestiamo attenzione agli stimoli familiari
© Illustration Works/Corbis
Il meccanismo che permette di riservare una risorsa scarsa come l'attenzione a stimoli nuovi e potenzialmente significativi, escludendo selettivamente quelli abituali, può essere spiegato da un nuovo modello unitario. Secondo questa ipotesi, qualsiasi gruppo di neuroni, eccitato ripetutamente da uno specifico stimolo privo di una particolare valenza positiva o negativa, farebbe scattare un sistema di segnali inibitori (red)
I meccanismi alla base della selettività dell'attenzione, che permettono di escludere, in modo automatico, gli stimoli familiari, potrebbero essere spiegati da un nuovo modello, proposto da Mani Rawasmani, neuroscienziato del Trinity College, di Dublino, che lo illustra sulla rivista “Neuron”.

E' importante che l'attenzione si focalizzi sugli stimoli nuovi, come la mosca, e non su quelli abituali, come occhiali e vestiti. (© 2/Flying Colours Ltd/Ocean/Corbis)
Normalmente la risposta agli stimoli diminuisce quando si viene esposti ripetutamente a essi: questo processo, che prende il nome di “abituazione”, consente di identificare, e ignorare selettivamente, eventi e oggetti familiari, così che il cervello non impegni l'attenzione, una risorsa limitata, a vagliare stimoli irrilevanti e possa concentrarsi su quelli nuovi, potenzialmente significativi. L'abituazione è considerata una forma basilare di apprendimento, dato che, senza di essa, si sarebbe letteralmente travolti e paralizzarti da una miriade di stimoli, ma per spiegare i meccanismi con cui si realizza esistevano tre differenti ipotesi, in concorrenza tra loro. La prima coinvolge i neuroni sensoriali, che andrebbero incontro a un fenomeno di adattamento: la seconda, invece, chiama in causa una depressione della trasmissione eccitatoria, ossia una sorta di esaurimento della capacità di risposta del neurone, a livello delle sinapsi, in seguito a ripetute stimolazioni; la terza, infine, sposta l'attenzione sulla plasticità delle reti neurali, che si modificherebbero con l'esperienza.  Ciascuna delle tre ipotesi riesce a dar conto di alcuni esempi di abituazione, ma nessuna è in grado di spiegarli tutti. Attraverso una metanalisi degli studi a sostegno delle diverse teorie, che, per lo più, fanno riferimento a esperimenti condotti su differenti gruppi di animali, Ramaswami è arrivato ad adottare una prospettiva evolutiva, che tenta di conciliare le tre prospettive. In particolare, il nuovo modello ipotizza che un'attivazione ripetuta, di un qualsiasi gruppo di neuroni che rispondono ad un dato stimolo, comporti l'innesco di una “attivazione negativa”, che inibisce le risposte da parte di quello stesso gruppo di cellule. Per esempio, se la visione di un volto sconosciuto e spaventoso può innescare, la prima volta, una reazione di paura, reiterate esposizioni, che non abbiano avuto conseguenze negative (o positive), fanno sì che il gruppo di neuroni attivato da quel viso sia interessato da ripetuti segnali di inibitori, che si traducono in una comunicazione meno attiva con i centri della paura.  “Questa prospettiva”, ha detto Ramaswami, “delinea un meccanismo 'scalabile', che può spiegare l'abituazione agli stimoli, sia che essi siano codificati da gruppi molto piccoli sia codificati da gruppi molto grandi di neuroni.”. Il meccanismo, secondo il ricercatore, ha bisogno di ulteriori approfondimenti, ma ha il vantaggio di essere semplice e di spiegare perché, per esempio, nelle persone affette da disturbi dello spettro autistico, persista molto più tempo del normale una forte risposta ai volti nuovi.
(19 giugno 2014)



approfondimento sulla memoria personale

Gentilissimi,
in un precedente post abbiamo parlato delle differenti tipologie di memoria. EccoVi un recente articolo, tratto dalla newsletter Le Scienze, relativo alla memoria episodica, o memoria personale. L'articolo propone che tale memoria si attivi tramite rete di neuroni nell'ippocampo. Personalmente, viste le recenti scoperte in tale ambito, propendo per le reti di neuroni, mentre ho qualche perplessità a parlare di "aree" di neuroni. Anche dal punto di vista didattico penso sia preferibile "allargare" gli orizzonti di una disciplina, piuttosto che definire il contorno di tale disciplina. Del resto, anche dal punto di vista delle competenze, pur con perplessità sulla loro definizione ed elenco, in effetti, i collegamenti tra discipline diverse sono importanti. Tale, tuttavia, è solo una mia personale opinione, per quel che essa conta. Buona lettura! NR, nonna ricordante!

memoria neuroscienze
Una "piccola" rete diffusa per la memoria episodica
© KTSDESIGN/Science Photo Library/Corbis
Gli eventi recenti sono codificati nell'ippocampo, in reti diffuse di neuroni, ognuna delle quali impegna circa il due per cento delle cellule di quella struttura cerebrale. Questo modello di codifica dei ricordi, già ipotizzato sulla base di modelli neurocomputazionali, è stato confermato da una ricerca, che ha monitorato l'attività di quella struttura cerebrale a livello di singoli neuroni (red)
La memoria episodica, ossia la memoria degli eventi della vita, è conservata in reti distribuite di neuroni, ciascuna delle quali impegna una piccola frazione di neuroni dell'ippocampo; in queste reti, ogni singolo neurone partecipa alla codifica di un numero ridotto di ricordi. Questa struttura di archiviazione della memoria episodica era stata ipotizzata in alcuni studi di tipo neurocomputazionale, e una prima conferma sperimentale arriva da una ricerca, condotta da un gruppo di neuroscienziati dell'Università della California, a San Diego, e del Barrow Neurological Institute, a Phoenix, in Arizona.

© Science Photo Library/Corbis
La regione cerebrale su cui si è più concentrato lo studio, spiegano John T. Wixted, Peter N. Steinmetz e colleghi, nell'articolo pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”, è stata l'ippocampo, perché precedenti studi avevano dimostrato che la capacità di formare memorie episodiche in rapida successione dipende, in modo essenziale, da quest'area, anche se le modalità di codifica dei ricordi non era stata appurata. I ricercatori hanno monitorato l'attività dell'ippocampo, a livello di singoli neuroni, in nove pazienti a cui erano stati impiantati schiere di elettrodi per definire la posizione di una lesione epilettogena. Ai pazienti sono state mostrate, in momenti successivi, due liste di parole, la seconda delle quali conteneva sia parole nuove sia parole presenti nell'elenco precedente. Queste ultime, e solo queste, attivavano fortemente reti di neuroni nell'ippocampo, indicando che era quella struttura a conservare il ricordo di averle già viste.  I ricercatori hanno inoltre osservato che il ricordo di ciascuna di queste parole impegnava una percentuale molto piccola di neuroni, che si distribuivano in modo diffuso, come una rete, in buona parte dell'ippocampo.  Il fatto che un evento coinvolga solo una piccola frazione delle cellule dell'ippocampo non significa però che il loro numero assoluto sia ridotto: ogni evento è infatti codificato in alcune centinaia di migliaia di neuroni. La perdita di uno o pochi neuroni coinvolti in un ricordo ha quindi un impatto trascurabile sulla capacità di una persona di ricordarlo. Il prossimo passo della ricerca sarà determinare se lo stesso tipo di codifica sia usato per memorizzare le immagini delle persone e dei luoghi.
(17 giugno 2014)


lunedì 22 dicembre 2014

rachitismo

Gentilissimi,
mi sono state richieste spiegazioni sul rachitismo.
Non sono una dottoressa in Medicina. Spero che Vi siano sufficienti le seguente informazioni, oltre ad una aggiunta personale rowlingiana (o rowlinghiana?).
Il rachitismo è una malattia delle ossa. Le ossa, in particolare in fase di crescita e di sviluppo, non aumentano di lunghezza e diventano fragili. Può essere dovuto a malattia genetica. Tuttavia, più frequentemente, si tratta di mancanza di esposizione al sole. Per crescere le nostre cellule ossee, semplificando, hanno bisogno di vitamina D, in particolare di vitamina D3, detta pure colecalciferolo. Il termine “calcifer” significa, appunto, portatore, o apportatore, di calcio, il sale minerale utile per l’ossificazione. Tale vitamina, per 9/10 circa, si produce, tramite vari passaggi, quando la pelle è esposta al sole. I raggi UVA stimolano il colesterolo cutaneo a produrre vitamina D3. Dopo una serie di passaggi e reazioni chimiche, che coinvolgono fegato e intestino, primariamente, l’organismo aumenta la propria capacità di assorbire, ed utilizzare, il calcio, migliorando lo sviluppo osseo.
L’aspetto fisico delle persone rachitiche è dato da: mancanza, o ritardo, nella chiusura della fontanella cranica; fragilità delle ossa lunghe; incurvamento delle ossa lunghe, in particolare di braccia e gambe; addome arrotondato; ginocchia valghe; platicefalia, ossia cranio appiattito; cranio tabe, ossia ossa del cranio elastiche e cedevoli agli urti.
Mi sembra di riconoscere, in questi aspetti, un “signore” che ricordo sempre molto volentieri. EccoVi una recente immagine.


                                                                         Dobby

i ricordate, vero, di Dobby? NR, Nonna Rowlinghiana!


semi di malva

Gentilissimi,
il sig. Butrix ha chiesto informazioni sui semi di malva.
Non sono riuscita a trovare molte informazioni. per ora accontentateVi dei pochi appunti seguenti:

I semi di malva silvestre sono reniformi, ossia hanno forma quasi a fagiolo. Sono di piccole dimensioni, circa 2,5 mm di lunghezza. Il colore è marrone brunastro.


Semi di malva

Una nonna poco informata. NR
P.S.: Se trovate altre informazioni utili, inviate i Vostri commenti. NR

venerdì 19 dicembre 2014

organi di senso - occhio e vista

Gentilissimi,
con questo post la Vostra nonna si riprende, almeno in parte, dalle fatiche quotidiane.
Ciò significa che, se riesco, mi metto davanti al caminetto con Blacky, la mia cagnolina, vecchia quasi quanto me, a lavorare all'uncinetto. Ho un lavoro arretrato da completare prima di Natale.
Solo per richieste ed emergenze sarò reperibile sul Vostro blog. Una nonna riposante. NR
P.S.: magari, se riposata a dovere, pubblicherò qualche approfondimento. Oppure terminerò gli "appunti scomparsi".

SENSI E ORGANI DI SENSO
La pressione selettiva, ipotizzata da Darwin quale fattore determinante nella evoluzione degli organismi viventi, e, quindi, anche dell’uomo, è intervenuta in modo tale da “adattare” , “selezionare” alcuni organi di senso nell’uomo, rispetto ad altri. I sensi degli esseri umani sono:
vista; gusto; udito; olfatto; tatto.
Gli organi di senso relativi sono:
occhio; lingua e palato; orecchio; naso; pelle.

OCCHIO

Sicuramente l’organo di senso che meglio funziona nell’uomo è l’occhio. La selezione naturale, per pressione selettiva, ha indirizzato l’occhio umano a percepire meglio i colori cosiddetti caldi: rosso, arancione, giallo. Tali colori corrispondono ai colori dei frutti maturi sugli alberi. In tali frutti sono contenuti zuccheri, ossia la materia prima da cui il nostro cervello trae energia per poter funzionare. Ecco perché, anche in altri ambiti, il colore rosso è particolarmente utilizzato, come ad es. nei semafori. Inoltre, solitamente, uno degli occhi è dominante rispetto all’altro. Ciò è utile per la visione binoculare, o stereoscopica, consentendo la manipolazione di strumenti e la raccolta di cibo, oltre al fatto di poter apprezzare le distanze. Per il medesimo motivo l’occhio umano percepisce meglio le strutture non allineate a quelle allineate. Potete mettere in ordine “quasi” tutta la Vostra stanza: la mamma si accorgerà, primariamente, delle poche cose che sono ancora in disordine. Inoltre, sempre per lo stesso motivo, si percepiscono meglio gli oggetti tondi che quelli “spigolosi”. Poiché l’occhio serve per poter interagire con l’ambiente esterno, da esso deve poter proteggersi. La funzione delle palpebre è appunto quella di proteggere l’occhio da luci e sensazioni visive troppo intense. A migliorare il livello di tale protezione, le palpebre sono internamente ricoperte da una mucosa detta congiuntiva. Le ciglia proteggono da polvere e luce, mentre le sopracciglia dal sudore della fronte. Il bulbo oculare è formato da una serie di tre membrane sovrapposte: sclerotica, coroide e retina. La membrana sclerotica, la più esterna, il cui nome significa “rigida, resistente”, è il “bianco” dell’occhio. In corrispondenza della pupilla, essa diviene perfettamente trasparente, ed è detta cornea. La coroide è di colore scuro e, in corrispondenza della pupilla è detta iride, ossia la parte che dà il colore degli occhi. Il foro della pupilla ha la capacità di restringersi o dilatarsi in relazione alla maggiore o minore luminosità dell’ambiente. Dietro all’iride si trova la lente del cristallino, che permette la visione a distanze differenti. La retina è la membrana più interna, ove si trovano le cellule recettrici della luce: coni e bastoncelli. I coni sono sensibili ai colori, mentre i bastoncelli hanno la capacità di percepire anche fonti luminose deboli. A riempire la cavità oculare è un liquido detto umore vitreo. Strettamente collegato alla retina è il nervo ottico, adibito alla trasmissione dei messaggi visivi al cervello.

struttura dell'occhio umano

Macula lutea
zona della retina di forma ellittica, così detta per il colorito giallastro che essa assume nel cadavere. Nel vivente ha colore rosso-bruno. Al centro della macula lutea è presente una piccola depressione, la fovea a livello della quale la retina possiede solo fotorecettori che sono specializzati per la percezione dei colori e la visione diurna.

Punto cieco
E’ l’unico punto del nostro occhio nel quale non ci sono recettori visivi. E’ possibile sperimentare la presenza del punto cieco disegnando un puntino su un foglio bianco, messo a circa 15-20 cm dall’occhio e spostando il foglio lateralmente. Ad una certa distanza il puntino disegnato scomparirà.



DIFETTI DELLA VISTA
I principali difetti della vista, escludendo la presbiopia, dovuta essenzialmente a vecchiaia e a un irrigidimento del cristallino, si possono così elencare:
miopia: incapacità di mettere a fuoco oggetti lontani;
ipermetropia: incapacità di mettere a fuoco oggetti vicini;
astigmatismo: visione sfuocata degli oggetti dovuta a difetto di curvatura della cornea o del cristallino;
strabismo: difetto dovuto ad una mancanza di sincronizzazione dei muscoli oculari.
Il daltonismo, che viene comunemente definito un difetto della vista, ossia l’incapacità di distinguere i colori, in parte o totalmente, è dovuto ad una malattia genetica ereditaria e, quindi, non può essere corretto da interventi chirurgici o occhiali di sorta.

P.P.S: SUI DIFETTI DELLA VISTA, COME PURE SU ALTRI ARGOMENTI DI TALI APPUNTI, SUL PRESENTE BLOG SONO GIA' PRESENTI PRECEDENTI POST. EFFETTUATE LA DOVUTA RICERCA. UNA NONNA PRECISINA! NR

P.P.P.S.: BUON NATALE

cervello - ambiti di controllo e aspetti correlati

Gentilissimi, proseguiamo con il ripristino degli appunti, scomparsi chissà per quale accadimento, relativi al sistema nervoso.

AMBITI DI CONTROLLO
Possiamo individuare gli ambiti nei quali il sistema nervoso dell’uomo esercita un controllo:
·         Funzioni interne dell’organismo: sono controllate dal sistema nervoso autonomo. Potremmo parlare di controllo sul proprio corpo
·         Funzione di autocoscienza: si tratta dell’ambito di controllo attualmente maggiormente studiato. La domanda di come il cervello abbia autocoscienza rimane, attualmente, senza risposta, pur essendo nella esperienza personale di ciascuno. “Dall’universo è emersa la possibilità che la materia dell’universo studi se stessa.”.
·         ambiente naturale: la relazione è controllata dagli organi di senso
·         ambito sociale: la relazione è controllata sia dal sistema nervoso centrale sia dagli organi di senso
·         ambito culturale e del raziocinio: controllato da cervello, cervelletto e corteccia cerebrale che controlla, pianifica e ipotizza le azioni e comunicazioni necessarie.
Poiché l’organismo umano è unitario, appare evidente come nei vari ambiti il livello di controllo eserciti influenze, a volte determinanti, anche su ambiti diversi. In altre parole, ad es., l’apprendimento (ambito culturale) può variare se “consumo energia” per studiare con gli amici (ambito sociale).
In base a tali ambiti di controllo è possibile individuare, anche dal punto di vista scientifico, a quali aspetti essi facciano riferimento.
ASPETTI DI RIFERIMENTO DEGLI AMBITI DI CONTROLLO
AMBITO SOCIALE E GIUSTIZIA
L’aspetto più facilmente comprensibile riguarda le relazioni sociali. Sia il cervello sia gli organi di senso controllano tale ambito. Quindi, entrando in relazione con gli altri uomini, esercito il controllo del mio cervello, ossia di me stesso, per entrare meglio in relazione con gli altri. Molti studi recenti ipotizzano che il senso di altruismo nasca proprio dalla presenza dei neuroni mirror, studiati da Rizzolatti. Il cervello umano riesce così ad entrare in “empatia” con gli altri uomini. Tale aspetto di “altruismo empatico” porta, socialmente, ad esigenze di GIUSTIZIA.

AMBIENTE NATURALE E BELLEZZA
Il nostro cervello percepisce alcuni aspetti dell’ambiente che ci circonda come “belli”. Questo avviene, inizialmente, perché alcuni rapporti sono immediatamente percepiti come gradevoli, in particolare alla vista. Gli edifici in sezione aurea [(1 + √5) / 2] sono considerati “belli” indipendentemente dalla cultura di origine. Già dalla analisi del numero aureo possiamo dire che, per il nostro cervello, la bellezza è parzialmente razionale (1/2). Risulta più difficile spiegare la parte, anche matematicamente, irrazionale. Un’altra caratteristica “matematica” percepita come “bellezza” risiede nelle strutture frattali. Semplificando, possiamo dire che si tratti di corpi, o oggetti, con dimensioni non intere. Nell’ambiente naturale sono frattali la costa del mare, le nuvole, i cristalli di neve, il fuoco. È possibile, tuttavia, “imparare” la bellezza. Ossia, in altri termine, se naturalmente il nostro cervello percepisce come belli determinati corpi, mediante lo studio, la cultura, l’esperienza, si ampliano le possibilità di percepire come “belle” altre strutture. Un esempio evidente di ciò, riferito ad altro organo di senso, è la musica. Per percepire la bellezza di un brano jazz, ad esempio, o una sinfonia dodecafonica, è necessaria una cultura maggiore, uno studio, una esperienza precisa, magari ripetuta, di ascolto. Inoltre la percezione della bellezza dipende dalle tradizioni del luogo in cui si vive: è maggiormente facile apprezzare un monumento come bello se è parte della nostra cultura particolare. I genitori, le maestre, le nonne ci avranno insegnato ad apprezzare “quel” tipo di monumenti e non i monumenti di “altre” culture.

AMBITO CULTURALE E VERITA’
Il cervello umano ha la capacità di riflettere non solo sui fatti e gli avvenimenti in corso, ma pure su avvenimenti passati. Il valore scientifico dello studio storico riguarda la capacità di “trasmettere informazioni”, in qualche modo, già conosciute. Si può parlare di trasmissione di cultura, in senso lato. Le tradizioni di una popolazione, le esperienze, positive o meno dei genitori, la scuola hanno questo particolare valore. Il cervello umano, tuttavia, ha pure la capacità di “progettare” il futuro. Posso, così, pensare di realizzare, ad esempio, un ponte per attraversare un fiume. Posso pure prevedere a quali ostacoli potrei incorrere, rielaborando sempre meglio il mio progetto. Solo in seguito agirò per costruire quel ponte. Se dovessi incontrare ostacoli che non avevo previsto, immagazzinerò tali informazioni. Acquisita tale esperienza, posso trasmettere questa nuova conoscenza ad altri. In tal modo la generazione successiva potrebbe avere migliori capacità di realizzare ponti. Il cervello umano può pure riflettere su se stesso, sui concetti, e non solo su aspetti pratici. Può ampliare tali concetti. Non essendo onnisciente, l’uomo cerca di scoprire il “perché” degli avvenimenti, naturali o sociali. In altre parole ricerca, mediante la riflessione, la “verità” degli avvenimenti, dei concetti, delle esperienze e, paradossalmente, degli errori: “Ho sbagliato in quella situazione perché …”. In tal modo cerca di comprendere se stesso, il mondo circostante, il mondo della cultura e del raziocinio, gli aspetti sociali, …

CONTROLLO, AUTOCOSCIENZA E “BENE”

Sicuramente l’aspetto correlato al controllo del proprio corpo e all’autocoscienza è di non sempre immediata comprensione. Gli studiosi del cervello si riferivano, tempo fa, ad un “cervello rettiliano” con, sovrapposto, un “cervello mammaliano”. Il cervello razionale sovrastava al cervello più istintivo, primitivo, se così si può dire. Il cervello istintivo, tuttavia, non è scomparso, ma solo sottostante. È per tale motivo che l’uomo ha dovuto, nella sua tradizione e nella sua storia, giungere a definire leggi e regole di “allo-controllo”. È una legge esterna che mi controlla. L’uomo non è completamente autonomo. Riflettendo, tuttavia, sulla personale autocoscienza, si giunge a definire come utili gli aspetti di altruismo. Essere altruisti, oltre a produrre dopamina, e, quindi, a “essere felice”, mi torna vantaggioso. Si tratta, secondo alcuni studiosi, di portare la società umana ad essere simile alla società dei bonobo. “Il bonobo è l’evoluzione dell’uomo” diceva un cantante. Più semplicemente se mi autocontrollo, nei diversi ambiti, risulta che le mie azioni sono considerate “buone”, “bene”. In particolare, se ho autocoscienza delle mie azioni e delle ripercussioni delle mie azioni sugli altri, appare, seppur non sempre, immediato come le condotte considerate buone siano quelle che possono procrastinare la mia gratificazione, senza ledere la possibilità di gratificazione degli altri. È evidente come “bontà” e “giustizia” siano correlate. La scienza, attualmente, non avendo ben compreso cosa si intenda con autocoscienza, è ferma a queste riflessioni.