Gentilissimi 1 A, un gentile signore mi ha chiesto ulteriori informazioni sul fiume Mississippi. EccoVi il relativo link su Wikipedia. Fatene buon uso:
Mississippi
Nonna Rosa
giovedì 14 febbraio 2013
scottature della pelle e danni al RNA
Gentilissimi, ho trovato interessante questo articolo tratto dalla newsletter di Le Scienze. Come sempre è stato parzialmente modificato, al fine di renderlo maggiormente leggibile e comprensibile. Non preoccupateVi, il termine "murino" fa riferimento ai topi e non alle murene. "Murino" e "muscolo" derivano dal latino mus, muris, ossia "topo". E mi perdonino i latini se ho sbagliato la declinazione. NR
biologia medicina epidemiologia
Un danno all'RNA per chi si
scotta al Sole
Uno studio su cellule epiteliali, umane e di topo, ha permesso di chiarire
che cosa avviene in seguito all'esposizione a una dose eccessiva di radiazione
solare. Il meccanismo biologico della scottatura, ovvero arrossamento, dolore e
risposta immunitaria, è una conseguenza del danneggiamento del micro-RNA non
codificante, provocato dai raggi ultravioletti. In particolare, l'infiammazione
ha, come obiettivo, la rimozione delle cellule in cui è danneggiato il
micro-RNA. La scoperta potrebbe aprire nuove prospettive terapeutiche (red)
Per molti di noi l'abbronzatura è un rito
che si ripete tutti gli anni, con l'esposizione al sole nelle giornate di
vacanza estive. Ma spesso l'esito non è quello desiderato: la pelle si arrossa,
può irritarsi fino a squamarsi o a formare delle bolle. Ma che cosa avviene
nella pelle, a livello biologico, con la "scottatura"? Lo spiega un
gruppo di ricercatori, in un
articolo pubblicato su “Nature Medicine”. Lo studio, condotto su cellule epiteliali sia
umane sia di topo, firmato da un gruppo di ricercatori della Facoltà di
medicina dell'Università della California, a San Diego, ha concluso che
arrossamento, dolore e risposta immunitaria contro la radiazione ultravioletta
sono una conseguenza del danno che si produce a carico dell'RNA delle cellule
epiteliali. In particolare, a essere colpito è il micro-RNA non codificante, un
tipo di RNA non direttamente coinvolto nella codifica delle proteine, che viene,
in questo modo, frammentato e aggrovigliato. Questo processo dà origine, nelle
cellule sane, a una risposta infiammatoria, tesa a rimuovere le cellule
danneggiate. L'interesse della scoperta è soprattutto pratico perché potrebbe
portare a interessanti novità nel trattamento di alcune malattie. “Per esempio,
alcune patologie come la psoriasi vengono trattate con l'esposizione alla
radiazione ultravioletta, con un lieve aumento del rischio di insorgenza di
tumori della pelle”, ha commentato il primo autore dello studio, Richard
L. Gallo, professore di medicina dell'Università della California, a San Diego.
“La nostra scoperta porta a ipotizzare un metodo per ottenere benefici dalla
terapia con UV, senza esporre i pazienti ai pericoli connessi. Inoltre alcuni
soggetti, come quelli affetti da lupus, mostrano un'ipersensibilità alla
radiazione UV. Per questo, stiamo valutando se sia possibile aiutarli
bloccando il cammino che abbiamo scoperto.”. “La risposta infiammatoria è
importante per iniziare il processo di guarigione dopo la morte cellulare”, ha
aggiunto Gallo. “Riteniamo, inoltre, che il processo infiammatorio possa
rimuovere il danno genetico prima che possa insorgere una neoplasia.
Certamente, questo processo è imperfetto e, con una maggiore esposizione
ultravioletta, aumentano le probabilità che le cellule divengano cancerose.”.
Nonostante il successo, ancora molto rimane da scoprire, sottolineano i
ricercatori, sulla variabilità individuale di questa risposta all'esposizione alla
radiazione ultravioletta. "La genetica è intimamente legata alla
capacità dell'organismo di difendersi dal danno da UV”, ha concluso il
ricercatore. “Sappiamo, dal nostro modello murino, che specifici geni cambiano
il modo in cui la pelle risponde alla radiazione: gli esseri umani hanno geni
simili, ma non si sa se le persone abbiano o meno mutazioni in questi geni in
grado di influenzare la risposta al Sole.”.
(09 luglio 2012)
mercoledì 13 febbraio 2013
visione di genere
Gentilissimi, eccovi un ottimo articolo su quanto già sapete: la visione dipende dal fatto di essere femminucce oppure maschietti. In altre parole, la percezione visiva tra uomini e donne è differente. Leggete e commentate! L'articolo è tratto e modificato dalla newsletter di Le Scienze. Un consiglio: poiché l'iscrizione alla newsletter è gratuita, chiedete ai Vostri genitori di iscriverVi alla newsletter. Potreste trovarvi notizie interessanti.
percezione visione biologia
dello sviluppo neuroscienze
La diversa
visione degli uomini e delle donne
Le differenze nella concentrazione di recettori per gli ormoni maschili,
nelle cellule della corteccia visiva, durante l'embriogenesi, determinano
alcune diversità tra sessi nell'architettura percettiva. Le donne eccellono
nella discriminazione delle sfumature di tonalità del colore, gli uomini nella
capacità di cogliere cambiamenti in stimoli in rapido movimento (red)
Le donne avrebbero, in generale, una
maggiore sensibilità nel discriminare fra le diverse sfumature cromatiche,
mentre gli uomini avrebbero una maggiore capacità di cogliere al volo stimoli
in rapido movimento. E’ questa la conclusione di uno studio, condotto da
ricercatori della City University of New York, illustrata in due articoli, pubblicati su “ BioMed Central Journal of Sex
Differences” (Sex
& vision I: Spatio-temporal resolution e Sex
and vision II: color appearance of monochromatic lights). Questa ricerca si collega con altre che,
in passato, hanno osservato differenze di sensibilità in alcuni aspetti della
percezione fra donne e uomini. Tuttavia, osservano gli scienziati, gli studi
precedenti erano strutturati in modo da non distinguere se le differenze
rilevate fossero da attribuire a una differenza nella struttura del sistema
visivo o all’influenza dei centri cerebrali cognitivi superiori, che, a loro
volta, possono essere condizionati da fattori culturali. Il nuovo studio sembra
confermare che alcune differenze andrebbero, in effetti, attribuite a diverse
modalità di funzionamento dei centri visivi cerebrali, e questo, osservano gli
autori, va presumibilmente imputato al fatto che, in tutta la corteccia
cerebrale, ci sono elevate concentrazioni di recettori per gli ormoni sessuali
maschili, in particolare nella corteccia visiva. Questi ormoni sono anche
responsabili del controllo dello sviluppo dei neuroni nella corteccia visiva
durante l'embriogenesi, tanto che, nei maschi, c'è il 25 per cento in più di
questi neuroni rispetto alle femmine. A dispetto di ciò, non c’è affatto una
supremazia generale degli uomini nella visione, ma una differente distribuzione
delle “eccellenze” nella percezione visiva: le donne infatti riescono a
percepire un maggior numero di sfumature, soprattutto nella parte centrale
dello spettro ottico, e a notare differenze di tonalità in un tempo minore.
Questa caratteristica sarebbe legata al fatto che gli esseri umani hanno
diversi alleli per le opsine, proteine che formano i fotopigmenti dei coni, e
che molte persone ne esprimono più d’uno. Ciò avviene con particolare frequenza
nelle donne perché i geni coinvolti si trovano sul cromosoma X. Per
contro, nella discriminazione di dettagli fini, come l’orientamento verticale
od orizzontale di una serie di aste ravvicinate, e di dettagli in rapido
movimento, il tempo necessario a una corretta identificazione degli stimoli è
risultato inferiore negli uomini. "Gli elementi della visione che abbiamo
misurato”, ha osservato Israel Abramov, che ha diretto lo studio, “sono
determinati da input nella corteccia visiva
primaria, provenienti dai neuroni del talamo. Dal momento che questi neuroni
vengono indirizzati nella corteccia durante l'embriogenesi, ipotizziamo che il
testosterone abbia un ruolo importante, determinando, in qualche modo, una
connettività diversa nei due sessi. La spinta evolutiva che ha portato a queste
differenze è invece meno chiara.".
(06 settembre 2012)
Se mi ricordo i vecchi tempi, il medesimo concetto era espresso in una puntata del cartone animato "Peline Story". Se riesco a trovare il relativo link, lo inserirò in un futuro post. Nonna Rosa
lunedì 11 febbraio 2013
SITOGRAFIA
Gentilissimi, per concludere la nostra, e Vostra, relazione scientifica, può essere opportuno consultare siti Internet. Prestate attenzione al fatto, attualmente ancora valido, che una corretta e approfondita Bibliografia è essenziale, mentre una Sitografia è considerata solamente "facoltativa". "Bibliografia obbligatoria, Sitografia optional". Tuttavia, come ben saprete, molto materiale è annidato tra le pieghe del web. Una ricerca accurata, ponderata e rigorosa, può portare a scoperte interessanti. Indicate per esteso il link al sito, o ai siti, che veramente avete utilizzato per la Vostra relazione. Evitate di "prendere in prestito" la Bibliografia della Sitografia. In altre parole, se consultate un sito, da wikipedia ai siti scientifici, Vi capiterà, in più di una occasione, di trovarvi rimandi, o addirittura, Bibliografie intere su un determinato argomento. Evitate di inserire questi libri, se davvero non li avete utilizzati, consultati e letti. Mi è capitato di trovare, in una Bibliografia, ovviamente poco accettabile, un libro scritto in finnico. In un'altra occasione l'alunno ha scritto di aver usato un'opera del 312 a.c., in lingua madre (antico greco). In molti motori di ricerca il link esatto al sito è riportato, per esteso, in alto, in apposite "caselline". Se inserite immagini, oltre a quanto già detto in post passati, prese dal web, inserite pure il sito da cui esse sono state prelevate. Se dovete rispettare il copyright, fatelo. In teoria, trattandosi di relazione scientifica scolastica, riportando l'autore e il detentore del copyright, non dovrebbero esserci problemi. Se usate Wikipedia, controllate non solo la relativa pagine, ma pure la discussione e le modifiche apportate a questa pagina. Anche in questo caso si richiede il link completo, e non solo "Wikipedia". Al termine riordinate, alfabeticamente, tutti i siti utilizzati, sia per il testo sia per le immagini. Il titoletto SITOGRAFIA deve essere riportato. Se pensate sia utile, chiudete la Vostra relazione con la data in cui l'avete terminata e la Vostra firma autografa.
Che fate ancora lì? Non dovreste iniziare, almeno in brutta copia la Vostra relazione? NR
Che fate ancora lì? Non dovreste iniziare, almeno in brutta copia la Vostra relazione? NR
schema per una relazione scientifica - (non solo sulle sostanze stupefacenti)
Gentilissimi, continuiamo con la proposta di schema per realizzare una relazione scientifica compilativa sull'argomento delle sostanze stupefacenti:
t) BIBLIOGRAFIA
Indicate il titoletto. La Bibliografia è essenziale per poter valutare, anche solo parzialmente, l'accuratezza di quanto sostenete, di quanto riportato e delle eventuali critiche da Voi sostenute. Un piccolo suggerimento: riportate in Bibliografia quanto EFFETTIVAMENTE avete usato per svolgere la relazione. Non inserite riviste o libri che avete SOLO consultato. Teoricamente, tutti i libri inseriti in Bibliografia DEVONO essere ripresi nello svolgimento della relazione, anche solo per cenni. Poiché la bibliografia è un elenco di libri o riviste, indicate per ordine alfabetico secondo l'autore, è meglio essere il più possibile precisi nel citare le fonti utilizzate. E' di questi mesi la notizia di quanti, non solo in Italia, hanno utilizzato lavori altrui senza citazione, o senza riportare la fonte.
Facciamo un esempio: giunti ad un certo punto della relazione ho utilizzato il libro dal titolo "Caffè, tè e bevande energetiche". Cerco di individuare l'autore, o gli autori. Il testo è stato scritto dal professor Gianluigi Andrea Mascagni Pereira. Cerco l'anno di pubblicazione: 1978. Cerco presso quale casa editrice sia stato pubblicato il libro. Sfoglio le prime e le ultime pagine. Scopro così che la casa editrice è la Litostampa Farina di Farro. Cerco sul libro la sede di questa casa editrice: Messina. Osservo se il libro fa parte di una collana, magari di divulgazione. In effetti si tratta del terzo volume della collana "Piccoli gnomi e alti giganti". Se non facesse parte di alcuna collana, o serie, poco male. Ora ho tutto quanto mi serve per riportare, in Bibliografia, il testo.
BIBLIOGRAFIA
Mascagni Pereira G. A. - (1978) - Caffè, tè e bevande energetiche. Collana: Piccoli gnomi e alti giganti, vol. 3. Litostampa Farina di Farro, Messina.
Inserite almeno tre libri o riviste. Se chiedete informazioni, notizie, interviste a persone, magari via e-mail, o per lettera, o come commento di blog, ad esempio, scrivete così:
Nonna R. - (2013) - Comunicazione personale.
Si tratta di informazioni non pubbliche e non pubblicate.
Alla prossima per quanto riguarda la SITOGRAFIA. NR
t) BIBLIOGRAFIA
Indicate il titoletto. La Bibliografia è essenziale per poter valutare, anche solo parzialmente, l'accuratezza di quanto sostenete, di quanto riportato e delle eventuali critiche da Voi sostenute. Un piccolo suggerimento: riportate in Bibliografia quanto EFFETTIVAMENTE avete usato per svolgere la relazione. Non inserite riviste o libri che avete SOLO consultato. Teoricamente, tutti i libri inseriti in Bibliografia DEVONO essere ripresi nello svolgimento della relazione, anche solo per cenni. Poiché la bibliografia è un elenco di libri o riviste, indicate per ordine alfabetico secondo l'autore, è meglio essere il più possibile precisi nel citare le fonti utilizzate. E' di questi mesi la notizia di quanti, non solo in Italia, hanno utilizzato lavori altrui senza citazione, o senza riportare la fonte.
Facciamo un esempio: giunti ad un certo punto della relazione ho utilizzato il libro dal titolo "Caffè, tè e bevande energetiche". Cerco di individuare l'autore, o gli autori. Il testo è stato scritto dal professor Gianluigi Andrea Mascagni Pereira. Cerco l'anno di pubblicazione: 1978. Cerco presso quale casa editrice sia stato pubblicato il libro. Sfoglio le prime e le ultime pagine. Scopro così che la casa editrice è la Litostampa Farina di Farro. Cerco sul libro la sede di questa casa editrice: Messina. Osservo se il libro fa parte di una collana, magari di divulgazione. In effetti si tratta del terzo volume della collana "Piccoli gnomi e alti giganti". Se non facesse parte di alcuna collana, o serie, poco male. Ora ho tutto quanto mi serve per riportare, in Bibliografia, il testo.
BIBLIOGRAFIA
Mascagni Pereira G. A. - (1978) - Caffè, tè e bevande energetiche. Collana: Piccoli gnomi e alti giganti, vol. 3. Litostampa Farina di Farro, Messina.
Inserite almeno tre libri o riviste. Se chiedete informazioni, notizie, interviste a persone, magari via e-mail, o per lettera, o come commento di blog, ad esempio, scrivete così:
Nonna R. - (2013) - Comunicazione personale.
Si tratta di informazioni non pubbliche e non pubblicate.
Alla prossima per quanto riguarda la SITOGRAFIA. NR
COMUNICAZIONE E SCIENZA
Gentilissimi, come noto, la scienza è comunicazione. Tuttavia, finché questo concetto è espresso da una vecchia nonna, appare, o potrebbe apparire, poco credibile. A sostegno di quanto detto, riporto un articolo di chi, senza alcun dubbio, si occupa di scienza e di divulgazione con capacità e serietà, il giornalista Pietro Greco. L'articolo, come sempre modificato per renderlo più adatto alla lettura da parte di giovani alunni, è ripreso dalla newsletter Scienzainrete:
ARTICOLO
SCIENZAINRETE: COMUNICAZIONE
Open access, il nuovo paradigma Pietro Greco
Com. e
divulgazione scientifica
Paolo Rossi, lo storico delle idee scomparso a inizio d’anno, sosteneva che
la scienza moderna è nata, nel Seicento, abbattendo un paradigma: il «paradigma
della segretezza». Comunicando tutto a tutti. E consentendo a tutti di
essere critici di tutti. John Ziman, un fisico teorico ed esperto del «lavoro
degli scienziati», come recita il titolo di un suo libro, sosteneva che la
scienza è un’attività sociale che tende a raggiungere un «consenso
razionale d’opinione» sul più vasto campo possibile. L’attività scientifica ha
due dimensioni: una privata (osservare la natura, elaborare spiegazioni),
l’altra pubblica (comunicare i risultati dell’indagine, sperimentale o
teorica). La seconda parte è altrettanto importante della prima. Non c’è
scienza senza comunicazione della scienza. E infatti il sistema di comunicazione è l’istituzione
sociale fondamentale della comunità scientifica. Istituzione caratterizzata
dalla sua totale trasparenza e accessibilità. È tenendo conto di queste due
assunzioni che, probabilmente, la Royal Society di Londra ha
licenziato, nelle scorse settimane, il rapporto Science as an open enterprise, redatto da un vasto gruppo di lavoro, diretto
da Geoffrey Boulton, professore emerito di geologia dell’Università di Edimburgo. Il
rapporto è chiaro fin dal titolo: la scienza è e deve essere un’impresa
aperta. L’indagine trasparente è il suo cuore pulsante. La comunicazione
pubblica delle teorie scientifiche, e dei dati sperimentali e delle
osservazioni su cui si basano, consente a tutti di analizzarle, farle proprie,
criticarle, rigettarle del tutto o utilizzarle per nuove indagini e per
produrre nuova conoscenza. I successi della scienza dipendono dalla sua potente
capacità di autocorrezione. E la potente capacità di autocorrezione della
scienza, ricorda la Royal Society, dipende, a sua volta, dalla totale
trasparenza del suo sistema. Per lungo tempo il sistema di comunicazione della
scienza si è basato sull’uso di riviste (con peer review, con
analisi critica ex ante da parte di colleghi esperti dell’autore) in
abbonamento. Il primo esempio storico sono le Philosophical
Transactions, pubblicate, a partire dal 1665, proprio dalla Royal
Society. Ebbene, oggi ci sono quattro fatti a imporci di ridare forma per
conservare la sostanza del valore e della prassi di «comunicare tutto a tutti».
Il primo è l’enorme crescita della comunità scientifica: in poco più di
un secolo il numero di ricercatori è aumentato di due ordini di grandezza,
passando da circa 80.000, alla fine del XIX secolo, agli oltre 7 milioni
attuali. La crescita è stata accompagnata, negli ultimi anni, da una rapida
internazionalizzazione. Sia nel senso che si fa scienza in molti più paesi, sia
nel senso che fanno scienza sempre più gruppi di persone provenienti da paesi
diversi. Tutto ciò ha portato a un incremento enorme della comunicazione: sia
nel numero di articoli pubblicati, sia nel numero delle riviste che li
pubblicano. Ma, combinato con lo sviluppo delle tecnologie, ha comportato un
aumento ancora più esplosivo della quantità di dati prodotti e conservati. Il
secondo fatto è l’enorme cambiamento nelle tecnologie della comunicazione.
Ora, con i computer e le reti di computer, è davvero possibile comunicare tutto
a tutti in tempo reale. Tuttavia, a ostacolare la comunicazione di tutto a
tutti, ci sono gli altri due fatti. Il primo è la difficoltà di
accesso alla comunicazione. È impossibile, sia per problemi di spazio
fisico, sia per problemi di costi di abbonamento spesso esorbitanti, che una
qualsiasi istituzione possa allestire biblioteche capaci di contenere tutta la
comunicazione scientifica. Il secondo ostacolo è la richiesta delle imprese
private che, ormai, finanziano larga parte della ricerca nel mondo, ma anche di
molti stati, per motivi di sicurezza, a tenere segreti, piuttosto che a
comunicare i risultati della ricerca. Questi fatti sono in
contraddizione tra loro. Ed è giunto il tempo di sciogliere i nodi. E i nodi,
sostiene la Royal Society, possono essere sciolti in un unico modo:
ripristinando la totale trasparenza della scienza. Comunicando tutto a tutti.
Le tecnologie ce lo consentono: basta creare riviste in rete e “open access”.
Occorre la volontà e un minimo di risorse. La “scienza aperta”, con riviste in
rete e “open access”, può diventare un obiettivo politico: dei governi o,
magari, dell’Unione Europea. Per almeno otto diversi motivi. Sei sono, per così
dire, interni alla comunità scientifica: 1) conservare la capacità di
autocorrezione senza la quale non c’è scienza; 2) rendere accessibile le
informazioni a tutti, perché questo è il motore per la produzione di nuova
conoscenza; 3) creare un sistema che consenta di incrociare l’enorme quantità
di dati disponibili (l’incrocio di una quantità enorme di dati potrebbe portare
a un nuovo paradigma nella scienza, il quarto, dopo i classici due, l’elaborazione
delle teorie e la ricerca sperimentale, e dopo l’avvento della simulazione al
computer); 4) pubblicare non solo gli articoli, ma tutti i dati che hanno
consentito la loro elaborazione (fatto impossibile su supporto cartaceo); 5) sperimentare
nuove forme di simulazione al computer; 6) sperimentare tecnologie che facilitino
la creazione di nuove forme di collaborazione e la formazione di nuovi network
di ricerca. Gli altri due motivi che consigliano, quasi impongono, la creazione
di un sistema di comunicazione in rete “open access”, riguardano i rapporti
tra scienza e società. Il primo: la trasparenza assoluta è una condizione
essenziale per aumentare la fiducia dei cittadini non esperti nella scienza. Il
secondo: la comunicazione in rete e “open access” consente un più fitto dialogo
tra comunità scientifica e cittadini. Ne abbiamo dato notizia in un
precedente articolo: il governo
inglese ha già annunciato di aderire alla proposta
della Royal Society. È importante che lo faccia anche l’Italia. Sia per creare
le premesse di una “società democratica fondata sulla conoscenza” sia per non
rimanere, ancora una volta, indietro in un processo che è, anche, di
innovazione tecnologica. Ma è importante che l’obiettivo della Royal
Society, da sottoporre ad analisi critica, ovviamente, sia fatto proprio
dall’Unione europea. La scienza, la capacità di innovazione tecnologica e la
conoscenza diffusa hanno regalato, per mezzo millennio, al vecchio e piccolo
continente un ruolo primario nel mondo. Se vuole uscire dalla crisi è dalla
scienza, dall’innovazione tecnologica e dalla conoscenza diffusa che l’Europa
deve ripartire. Scienzainrete farà la sua parte, in Italia e in
Europa, perché questi processi si avviino.
(20 agosto 2012)
sabato 9 febbraio 2013
approfondimento su sostanze stupefacenti
Gentilissimi, in questo ultimo periodo stiamo parlando di sostanze stupefacenti, quale argomento per una relazione scientifica. Dalla newsletter di Scienza in rete, come sempre parzialmente modificato, Vi lascio un interessante articolo pubblicato a fine agosto.
ARTICOLO SCIENZA IN RETE: DROGHE
La fisica aiuta la prevenzione
Un evento raro nel proprio vissuto, in grado di abbassare le naturali
difese psichiche, è tra i fattori scatenanti la tossicodipendenza. Lo
stabilisce un’indagine, condotta presso l’Istituto dei Sistemi Complessi, del
Consiglio Nazionale delle Ricerche (Isc-Cnr) di Roma, basata su un modello,
ispirato alla fisica statistica, utile a controllare e
prevenire il fenomeno della tossicodipendenza. La ricerca rientra nella
partecipazione al progetto nazionale ‘Prevo-Lab’, diretto da Riccardo Gatti,
della Asl di Milano, finalizzato all’analisi e al monitoraggio del fenomeno nel
nostro Paese, e i risultati sono stati pubblicati
nell’ultimo numero della rivista Scientific Reports, del gruppo Nature.
Lo studio ha cercato di descrivere il fenomeno su
un scala più microscopica, stabilizzando alcuni parametri nella vasta gamma di
informazioni individuali che è possibile utilizzare, per valutarne la sua
evoluzione dinamica e stabilirne un possibile controllo. Nella restrizione di
campo delle variabili eterogenee scatenanti la dipendenza, c’è anche la
constatazione che la disponibilità economica ha un’incidenza molto più bassa
del previsto nella tendenza a consumare droghe. La scienza
della complessità si dimostra, quindi, utile in campo sociale,
introducendo la possibilità di prevedere le dinamiche collettive, nonostante le
differenze individuali, e contribuendo a pianificare un’azione di prevenzione e
controllo. Il modello utilizzato, infatti, consente di analizzare, virtualmente,
la risposta di un fenomeno in merito a diverse strategie risolutive utilizzate. Secondo Luciano
Pietronero, a capo del team di ricerca e direttore dell’Isc-Cnr,
“L’ambizione è quella di sviluppare una descrizione quantitativa del
comportamento umano, che rappresenta certamente uno dei principali obiettivi
della scienza della complessità. Il metodo è ispirato ai cosiddetti 'modelli ad
agenti' della Fisica statistica, in cui vengono fissati dei parametri
oggettivi, ma è in grado di estrapolare il ‘sommerso’ dei comportamenti,
focalizzando l’attenzione sugli aspetti accessibili ed essenziali della vita
delle persone, cioè su alcuni parametri dedotti dalla osservazione empirica del
reale.”.
(23 agosto 2012)
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