Gentilissimi,
Vi lascio un link di Cecere.
Buona breve visione. NR
capriolo
sabato 31 ottobre 2015
martedì 6 ottobre 2015
dislessia genetica
Gentilissimi,
con alunni e alunne di classe prima, abbiamo parlato, da vecchie nonne, di dislessia genetica. Forse è il caso di approfondire, mediante una semplice lettura, tale argomento. L'articolo che Vi propongo è tratto, e lievemente modificato, dalla newsletter Le Scienze. Buona lettura e buona riflessione. NR
con alunni e alunne di classe prima, abbiamo parlato, da vecchie nonne, di dislessia genetica. Forse è il caso di approfondire, mediante una semplice lettura, tale argomento. L'articolo che Vi propongo è tratto, e lievemente modificato, dalla newsletter Le Scienze. Buona lettura e buona riflessione. NR
genetica visione
CNR: Quando la
dislessia è dovuta ai geni
Un marcatore genetico per aiutare la
diagnosi precoce della dislessia.
Comunicato stampa - Chiarito il ruolo di un gene
mutato che si associa a specifici deficit visivi. Lo studio, pubblicato su The
Journal of Neuroscience, è stato condotto da ricercatori dell’Università di Pisa
e del Cnr, in collaborazione con l’Università Vita-Salute San Raffele, di
Milano
Roma, 28 maggio 2015 - Un recente studio,
condotto da Guido Marco Cicchini dell’Istituto di neuroscienze, del Consiglio
nazionale delle ricerche (In-Cnr) di Pisa, e Maria Concetta Morrone, dell’Università
di Pisa, in collaborazione con Daniela Perani, dell’Università Vita-Salute San
Raffaele di Milano, e Cecilia Marino e Sara Mascheretti, dell’Ircss Medea, ha
rivelato un’associazione tra un particolare tipo di dislessia causata da
un’alterazione di un gene, il DCDC2, e un disturbo specifico della visione. “Ad
oggi la dislessia è diagnosticata solo quando si evidenzia un ritardo
dell’apprendimento e vengono escluse altre cause”, commenta Cicchini. “Questo
rallenta molto, talvolta anche di anni, ogni forma di intervento. Scoprire un
marcatore genetico e fisiologico cambia radicalmente tale prospettiva: in
futuro, la diagnosi di questo tipo di dislessia potrebbe essere più semplice e
molto più precoce.”. Il DCDC2 fa parte di una ristretta famiglia di geni
collegati alla dislessia. È già noto che il 20% dei dislessici ha
un’alterazione in DCDC2, tuttavia il ruolo di questo gene, finora, era rimasto
oscuro. Nella ricerca, apparsa in questi giorni su The Journal of Neuroscience,
gli autori hanno preso in esame un gruppo di dislessici, portatori di
un’alterazione di questo gene, dimostrando che sono ciechi al movimento di
alcuni stimoli visivi, quelli che, di solito, sono i più visibili nei soggetti
normali. “Questi soggetti dislessici riportano correttamente la forma o
l’orientamento di un oggetto, ma, se forzati a indicare la direzione in cui si
muovono alcuni stimoli, tirano a caso”, spiega Maria Concetta Morrone. “Per
fortuna questo deficit è presente solo per alcuni tipi di stimoli e, quindi,
l’impatto nella vita quotidiana può essere limitato, ma in alcuni casi
potrebbe non essere così: per esempio la direzione di un pedone o di una
bicicletta, visti da lontano, potrebbe non essere percepita. Siamo di fronte a
un sottotipo particolare di dislessia che sarebbe auspicabile riconoscere e
trattare in maniera specifica nei primi anni di vita e la genetica può aiutare
a riconoscerlo in età molto giovane, quando le terapie riabilitative sono più
efficaci.”. Nello studio venivano mostrate, a soggetti normali e dislessici con
l’alterazione del DCDC2, mire visive, di varie grandezze e di differente
contrasto, che si muovevano in direzioni diverse. Mentre i primi percepivano la
direzione del movimento fino a contrasti molto bassi, i dislessici avevano
forti difficoltà con gli stimoli minori di un grado di angolo visivo e non
riuscivano a indicare correttamente la loro direzione di movimento, neanche al
massimo contrasto (bianco su nero). La ricerca ha anche chiarito che un terzo
gruppo sperimentale, composto da dislessici senza l’alterazione genetica del
DCDC2, aveva un deficit di gravità molto inferiore e solo per stimoli molto
piccoli, vicino ai limiti della visibilità. I ricercatori pisani e milanesi da
oggi sono più vicini all'obiettivo di definire biomarker specifici e terapie
più appropriate, soprattutto nella dislessia associata a mutazioni genetiche.
Grazie al loro lavoro, possiamo comprendere che un approccio multidisciplinare
integrato alla dislessia è necessario per avere diagnosi e terapie sempre più
specifiche e risolutive.
(28 maggio 2015)
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